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quinta-feira, 15 de setembro de 2011

Una pagliacciata e un'infamia – Massimo Introvigne

In Bussola Quotidiana

Gli psicologi hanno scoperto che molti bambini hanno paura dei pagliacci, e i film dell’orrore sfruttano abilmente i postumi di questa paura. C’è spesso qualcuno vestito da pagliaccio che si rivela alla fine del film un serial killer o uno stupratore. Il legame fra pagliacciata e infamia fa da sfondo anche alla denuncia presentata contro il Papa e alcuni dei suoi principali collaboratori alla Corte Penale Internazionale dell’Aja.

Benedetto XVI – nelle intenzioni dei suoi accusatori americani – dovrebbe fare la fine auspicata per Gheddafi o per i signori della guerra del Congo, ed essere portato in manette in tribunale per rispondere di crimini contro l’umanità. Pagliacciata e infamia. Pagliacciata dal punto di vista giuridico, e per tre motivi.

Primo: perché la Corte penale internazionale, istituita con lo Statuto di Roma del 1998 – cui lo Stato della Città del Vaticano, come del resto gli Stati Uniti e altri Stati, non ha peraltro mai aderito – è competente per i casi di «attacco generalizzato e sistematico contro la popolazione civile», intenzionalmente e personalmente ordinato dall’imputato. Neanche un pazzo può immaginare che il Papa abbia ordinato una guerra al mondo a colpi di abusi sessuali commessi dai preti. Secondo: perché la competenza della Corte è residuale e complementare. Interviene quando nessun singolo Stato vuole o può agire per punire crimini particolarmente gravi. Dei crimini dei preti pedofili si occupano centinaia di tribunali in numerosi Paesi del mondo. Non scatta dunque la competenza residuale della Corte dell’Aja. Terzo, perché la Corte si occupa di chi commette personalmente crimini e non di chi omette di punirli o non li punisce abbastanza severamente – diversamente, il suo ambito d’intervento sarebbe così ampio da sovvertire tutte le giurisdizioni nazionali.

Neppure gli estensori della denuncia pensano che il Papa abbia personalmente abusato di bambini o ordinato a singoli sacerdoti di abusarne. Accusano solo il Papa e la Chiesa di non avere reagito con sufficiente tempestività ed efficacia. Ma c’è anche l’infamia. Perché le accuse – oltre a non rientrare nella competenza della Corte penale internazionale – sono false. Scandalosamente false. Non è falso, naturalmente, che ci siano stati e ci siano ancora – anche se il numero dei casi nuovi è in costante diminuzione – preti pedofili. Benedetto XVI ha parlato più volte di sporcizia, vergogna e disonore per la Chiesa, in nessun modo associandosi ai tentativi di negare o minimizzare il fenomeno messi in atto – oggi, per la verità, sempre più raramente – da qualche pubblicista cattolico o qualche vescovo.

Ma la menzogna clamorosa consiste nell’accusare il Papa di avere promosso in passato – quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede – o di promuovere ora una linea morbida sui preti pedofili. È precisamente il contrario. Mi occupo come studioso della questione dei preti pedofili da più di vent’anni, e ho fatto parte di commissioni d’inchiesta pubbliche e private. Da quando il cardinale Ratzinger ha cominciato ad avere responsabilità sul tema, semmai è stato accusato di violare i diritti della difesa con una serie di misure durissime e draconiane contro i sacerdoti colpevoli di abusi. Basterebbe pensare al costante allungamento dei termini di prescrizione. Oggi un sacerdote pedofilo può essere perseguito fino a vent’anni dopo il compimento del diciottesimo anno da parte della sua vittima. Questo vuol dire che se un prete abusa oggi di un bambino di quattro anni, la prescrizione scatterà solo nel lontano anno 2045.

Nessun Paese al mondo dove esiste la prescrizione contempla termini così lunghi. E il diritto canonico è oggi più severo della maggioranza delle legislazioni degli Stati anche con i sacerdoti che scaricano pornografia minorile da Internet – una riforma promossa dal cardinale Levada e appoggiata dal cardinale Bertone, anche loro ora assurdamente denunciati all’Aja. Tutte queste riforme sono state volute in modo sistematico e tenace, più che da chiunque altro, prima dal cardinale Ratzinger e poi da Benedetto XVI, che ha pure usato parole senza precedenti nella storia della Chiesa per denunciare lo scandalo e la vergogna della pedofilia clericale.

È grottesco e infame che si accusi proprio lui di proteggere – anzi, secondo la denuncia all’Aja, di organizzare – i pedofili. I giudici – anche quelli internazionali – ci hanno abituato a sorprese, in genere negative, ma tutte le previsioni degli specialisti vedono gli avvocati americani, come si dice nel loro Paese, «buttati fuori dalla Corte», cacciati a calci giù dalle scale del Tribunale che avevano imprudentemente risalito. Se così non fosse, avrebbe ragione chi considera quella dell’Aja un’istituzione potenzialmente eversiva e pericolosa: opinione espressa a suo tempo non da Gheddafi, ma dagli Stati Uniti, che come si è accennato non hanno mai voluto aderirvi. Se invece le cose andranno secondo le più logiche previsioni, e tutto finirà in una bolla di sapone, ci si potrà chiedere perché qualche organizzazione americana ha speso così tanto tempo e denaro per quella che resta una pagliacciata. La risposta non attiene alla pagliacciata, ma all’infamia.

Si vogliono colpire il Papa e la Chiesa Cattolica perché danno fastidio, perché sono i soli a opporsi alla dittatura del relativismo, della cultura della morte sostenuta dalle lobby miliardarie delle cliniche per gli aborti e per l’eutanasia e delle industrie delle pillole abortive, e all’ideologia di genere che ha alle spalle l’enorme potere delle lobby omosessuali. La protezione dei bambini dalla pedofilia – che sarebbe di per sé sacrosanta – è spesso solo un pretesto. Proprio lunedì si è concluso a Roma un vertice dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) sui crimini di odio contro i cristiani, commessi non in qualche zona remota dell’Africa o dell’Asia ma nell’area OSCE, cioè nell’America del Nord e in Europa. Il vertice ha rilevato come esista un attacco ai cristiani in tre stadi: dalla cultura dell’intolleranza si passa alla discriminazione – che è un insieme di attacchi giuridici alla Chiesa – e in questo clima qualche esaltato passa anche alla violenza contro gli edifici di culto e contro le persone.

La pagliacciata e l’infamia vengono ora a confermare che esiste davvero in Occidente un’emergenza legata all’intolleranza e alla discriminazione contro la Chiesa. E che i princìpi non negoziabili, su cui si misura se un politico merita il sostegno dei cattolici, dai tre ricordati per anni dal Papa – tutela della vita, della famiglia e della libertà di educazione – sono ormai passati a quattro. Vi si aggiunge la difesa della libertas Ecclesiae, della possibilità per la Chiesa di svolgere liberamente la missione che il Signore le ha affidato contro l’intolleranza, la discriminazione e la violenza, contro attacchi quotidiani e feroci, contro pagliacciate e infamie che hanno ormai superato il livello di guardia in tutto il mondo, Occidente compreso. I politici che non sono capaci di dire basta a tutto questo non meritano la nostra fiducia.

quarta-feira, 14 de setembro de 2011

Pope should be tried for crimes against humanity

American associations of paedophilia victims have submitted a dossier to the International Criminal Court at The Hague. “The Pope and the Curia’s top dogs have covered up the rape of children all across the world.” The Holy See has refused to comment.

by Alessandro Speciale
vatican city

In Vatican Insider

The biggest association of paedophilia victims who have suffered at the hands of members of the Catholic Church has asked the International Criminal Court to try Benedict XVI and the heads of the Roman Curia, for “crimes against humanity.”

SNAP, the Survivors Network of those Abused by Priests, presented an 80 page long document to the ICC at The Hague, to show how the Vatican allegedly “tolerated and made possible the systematic and widespread cover up of rapes and sexual crimes against children across the world.”

SNAP, together with the American NGO Center for Constitutional Rights, has asked the ICC for a “declaration of judicial jurisdiction.” In practice, this means, the Court should declare itself authorized to deal with the case, in the light of the proof that "legal action taken on a national level, was not sufficient in preventing the abuse against minors from continuing.”

It is now up to the ICC’s Director of Public Prosecutions, Louis Moreno-Ocampo, to decide whether to accept the appeal or not. SNAP hopes that The Hague’s ICC will at least decide to open a preliminary investigation to see whether the case in under their jurisdiction.

The International Criminal Court, an organisation that is independent from the UN, has been operative since July 2002 and according to its constituent treaty, it is called to judge individuals assumed responsible for crimes against humanity and genocide. It can act in cases where a Country’s criminal system is unable to deal with a case, or when it receives a mandate from the Security Council at the United Nations Headquarters, as happened in the case of Muammar Gheddafi and the leaders of the Libyan regime.

The Holy See is not among the 117 Countries that signed the Treaty of Rome which created the Court.

Besides Pope Benedict XVI, who was also mentioned for his previous role as Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, the victims of abuse have also pointed the finger at the Vatican Secretary of State, Cardinal Tarcisio Bertone, his predecessor, Cardinal Angelo Sodano and the current Prefect of the Congregation for the Doctrine of the Faith, Cardinal William Levada.

For now, the Holy See is refusing to comment on the initiative, but the Archbishop of Naples, Cardinal Crescenzio Sepe, who is currently in Munich, participating in the interreligious meeting for peace convened by the Community of Sant’Egidio, branded the appeal as “the usual anti – Catholic attempt to cast a shadow over our image which, in human terms, is our greatest asset in the society in which we live.”

Besides SNAP, the case is also being presented by five individual victims, whose stories, according to the organisation’s press release, show the “global effect” of the abuse crisis. Among them is an adolescent from Minessota who was apparently repeatedly “raped” by an Indian priest since 2004, and a 44 year old Congolese man who was allegedly abused between the ages of 12 and 16, by a Belgian missionary.

In both cases, the Holy See apparently did not collaborate in international investigations and the two priests allegedly still have contact with minors in their ministry.

SNAP’s President, Barbara Blaine, declared, “We have taken this historic initiative today for a very simple reason: to protect innocent children and vulnerable adults. We believe there to be hundreds of children throughout the world who have fallen victim to violence by priests, nuns, bishops and Catholic seminarians. This violence is widespread and has been systematically covered up for decades now, by heads of the Catholic Church and an insensitive, reticent, rigid and powerful hierarchy.”

To gather support for their initiative, SNAP’s American and European representatives have launched a European tour, due to take place over the next few days, during which they will pass through all the Continent’s major capitals. They will be reaching Rome on 20 September.