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quinta-feira, 2 de junho de 2011

A ver se nos entendemos – Último esclarecimento

Os princípios e critérios de juízo se são verdadeiros são universais. Se na actual conjuntura política portuguesa se verificam ou não as circunstâncias hipotéticas que supus no texto “Da licitude moral do voto” foi assunto de que me não ocupei, deixando isso ao juízo dos leitores. Que alguma delas ou todas possam existir no actual momento é coisa que não neguei nem afirmei.

Cada um a partir da informação, procurada diligentemente, de que dispõe, do conselho de pessoas avisadas, sábias e prudentes é que deve cuidar de examinar e certificar-se se elas se dão ou não. Consequentemente votará em consciência. Votar em consciência requer um juízo prudente, isto é, um juízo concorde com a verdade sobre os meios mais adequados de realizar o bem, que neste caso implica o bem-comum, ou seja, o bem de todos e de cada um, ou dito de outra maneira, aquele conjunto de condições que permitem a cada pessoa (em todas as etapas da sua existência, desde a concepção à morte natural) a realização integral, quer do ponto de vista material quer espiritual, segundo o desígnio do Criador.

Votar em consciência supõe que esta se deixou formar pela Verdade, confiada por Jesus Cristo à Sua Igreja, e significa que o eleitor terá, e só ele, de responder perante Deus no Juízo particular, depois da morte.

Nuno Serras Pereira

02. 06. 2011

Esclarecimento sobre “Da licitude moral do voto”

Uma vez que me chegaram algumas mensagens de correio-e, em resposta ao texto que escrevi sobre a licitude moral do voto, “acusando-me” de no último parágrafo fazer um apelo ao voto útil no psd cumpre-me esclarecer o seguinte:

O texto em questão foi escrito a nível dos princípios com a intenção de esclarecer critérios de juízo moral.

O leitor reparará que ele procura responder a situações hipotéticas recorrendo a expressões condicionais tais como: “podem dar-se circunstâncias”, “em circunstâncias excepcionais poderá”, “se … e houver razões fundadas”, “será nessa circunstância”, “poderá impedir”, “poderiam limitar”, “deverá canalizar”. O escrito não se pronuncia nem ajuíza sobre a realidade que estamos a viver. Aliás, quem costuma ler o que eu escrevo sabe muito bem que não tenho tido pejo de chamar as coisas e as pessoas pelos nomes.

Importava, quanto a mim, esclarecer que o mal, menor ou não, nunca pode ser objecto de escolha moral e que o objecto da escolha moral de quem decide limitar o mal existente ou iminente é o bem, que consiste na limitação desse mal.

Acresce que o católico deve ter uma consciência apurada de que não basta fazer o bem mas que também é necessário combater o mal. Ou melhor, a prática do bem inclui sempre, também, o combate fogoso, veemente e sem tréguas contra o mal.


Nuno Serras Pereira

02. 06. 2011

quinta-feira, 12 de maio de 2011

La fede giudica anche il voto - Arcivescovo Giampaolo Crepaldi


In La Bussola Quotidiana


Le elezioni, siano esse politiche che amministrative, sono sempre un momento importante per una comunità. Sono infatti l’occasione per pensare a se stessa e al proprio futuro e per indicare programmi e nomi che possano interpretare questa idea di se stessa e del proprio futuro. E’ vero che nella nostra società i momenti decisionali della politica si sono moltiplicati e, si potrebbe dire, sono usciti dai tradizionali palazzi. C’è oggi una politica “diffusa” nella società e nel territorio. Ciononostante, il momento elettorale conserva una sua indubbia importanza perché in esso il cittadino riflette non solo sui propri bisogni e interessi, ma sul “nostro” bene, il bene di tutti, il bene della comunità percepita come un tutto. ...

Il mio compito, come vescovo di questa Chiesa, è di confermare che la comunità cristiana e la fede cristiana non sono estranee a questi momenti importanti della vita della comunità, anzi, dato che esse hanno a cuore l’uomo “via della Chiesa”, come scriveva nella sua prima enciclica, la Redemptor hominis, il Beato Giovanni Paolo II, non possono ritenersi estranee ai momenti in cui l’uomo decide di se stesso e del proprio futuro. Non perché la fede cristiana fornisca ricette politiche o amministrative, ma perché ritiene di aver qualcosa da dire – e di fondamentale importanza – sul senso comunitario della vita umana e sul nostro destino. E’ propriamente qui, sul tema dell’uomo e del suo destino – il suo “cos’è” e il suo “cosa deve essere” – che la fede cristiana scende nella pubblica piazza e fa la sua proposta a tutti gli uomini che cercano la verità.

Credo che non sia corretto interpretare la frase evangelica “date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” come se la politica avesse da provvedere ai bisogni “materiali” della persona e la fede a quelli “spirituali”. Sia la politica, sia la fede cristiana guardano alla persona tutta intera. La persona non ha due chiamate diverse: una materiale e una spirituale; non persegue due destini diversi: uno terreno e l’altro eterno; non risponde a due bisogni diversi: il benessere qui e la salvezza di là. La persona è un tutt’uno e cerca semplicemente di essere, di crescere, di maturare in tutte le sue dimensioni; sente che qualsiasi singola dimensione le sta stretta e cerca di respirare al massimo, con i polmoni e con l’anima. La politica, compresa quella amministrativa, non riguarda solo un aspetto della persona, perché nella persona nessun aspetto è pienamente comprensibile se viene staccato dagli altri. La politica riguarda, quindi, tutta la persona, come pure la fede riguarda tutta la persona: la vedono da angolature diverse ma non contrapposte.

Può risultare strana questa mia affermazione. La politica nelle amministrazioni locali – si dice talvolta – riguarda l’organizzazione pratica della vita della comunità: il lavoro, il traffico, l’occupazione, il tempo libero … ; la fede, invece, riguarda altre cose: la preghiera, i sacramenti, lo spirito … Certamente questa visione ha molti aspetti di verità, però se nella persona si vede – come insegna la fede cristiana – la creatura del Padre, l’immagine di Dio, un fratello in Gesù Cristo, una realtà unica ed eminente che non ha eguali nel creato, anche l’organizzazione del lavoro, del traffico, dell’occupazione, del tempo libero … troverà altre e superiori motivazioni e indicazioni operative. Non pensiamo che ci siano da un lato le questioni operative e materiali e dall’altro quelle morali e spirituali. L’uomo è un tutt’uno e la vita è sempre una sintesi. Quando noi compiamo una qualsiasi azione ci mettiamo tutta la nostra realtà di persone umane.

E’ per questo che le elezioni amministrative non devono essere considerate come estranee ai grandi valori umani, che la fede cristiana ci ha insegnato e continua ad insegnarci. L’amministrazione di una città è senz’altro indipendente dal piano ecclesiastico della religione, ma non lo è dall’etica, ossia dai principi morali legati al bene della persona e della comunità e che la fede cristiana ha contribuito a far scoprire e contribuisce oggi a conservare, a difendere e a far respirare.. I grandi valori umani della persona sono per esempio il diritto alla vita, l’integrità della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, la libertà per le famiglie di educare i propri figli secondo la propria responsabilità, l’aiuto solidale ai poveri condotto in modo sussidiario, ossia evitando sprechi ed assistenzialismo e favorendo, invece, la creatività e l’assunzione di responsabilità di persone e corpi intermedi.

Davanti alla scheda elettorale, l’elettore sa bene che dovrà decidere non solo del piano urbanistico o della viabilità, ma anche di questi grandi valori. Ed è per questo che la Chiesa ha sempre insegnato che non è lecito al cristiano appoggiare partiti che «su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie all’insegnamento morale e sociale della Chiesa» (Nota della Congregazione della Dottrina della Fede del 2002). Questo sia per un dovere di coerenza, sia perché, facendo diversamente, si farebbe un danno alla persona e alla società. Ci sono, infatti, questioni che possono essere affrontate e risolte in molti modi, ed altre che, invece, sono sicuramente sbagliate e contrarie al bene umano.

Oggi gli enti territoriali hanno sempre maggiori competenze anche su queste questioni di fondamentale importanza. Essi possono danneggiare o aiutare la famiglia, possono o meno aprire il riconoscimento pubblico a “nuove forme di famiglia”, possono o meno mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto, possono o meno promuovere forme di pubblicità offensive del diritto alla vita, possono soffocare la libertà di educazione delle famiglie oppure fare passi concreti per permettere il suo esercizio, possono sistematicamente combattere la presenza pubblica del cristianesimo o aprirsi ad una collaborazione nel reciproco rispetto. E tutto questo si amplierà ulteriormente in futuro, perché le autonomie si stanno diffondendo e le stesse competenze legislative degli enti locali aumentano.

Anche in occasione di elezioni amministrative, il cristiano che voglia essere fedele agli insegnamenti della Chiesa distinguerà nei programmi le questioni su cui sono lecite molte opinioni da quelle che invece obbligano la sua coscienza. E non darà il suo appoggio a partiti che le prevedano. Cercherà l’onestà personale dei candidati, ma non solo. Cercherà anche l’accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali che ho elencato sopra e valuterà la storia e il retroterra culturale dei partiti dentro cui i candidati operano.