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segunda-feira, 2 de abril de 2012

Se un cardinale dissente dalla Chiesa - di Mario Palmaro

In La Bussola Quotidiana

Il cardinale Carlo Maria Martini si dichiara a favore del riconoscimento dei “matrimoni” tra omosessuali da parte dello Stato. Così hanno scritto nei giorni scorsi molti giornali italiani, dando alla notizia grande rilievo.

Di fronte a questo genere di faccende, il mondo cattolico "ufficiale" abbozza una serie di reazioni che in ordine logico e temporale si possono riassumere così: primo, chissà che cosa avrà detto esattamente il cardinale, e che cosa gli hanno fatto dire i giornali; secondo, il card. Martini è un uomo profetico, quindi le sue parole vanno inserite nel contesto e non estrapolate in modo strumentale; terzo, visto che la materia scotta, meglio far finta che non sia successo niente; quarto, se anche il card. Martini avesse detto davvero quello che ha detto, bisogna far finta di niente perché non si può criticare un cardinale, per evitare scandalo e divisioni nella Chiesa; quinto, se qualcuno fra i cattolici critica Martini, peste lo colga, perché così facendo rompe la consegna del silenzio e disturba la quiete della buona gente cattolica.

Purtroppo, si tratta di un protocollo terapeutico francamente fallimentare: una sequenza di manovre che farà immancabilmente morire il paziente, cioè il cattolico normale. Perché il cattolico di Voghera si merita ben altro, di fronte al fenomeno, ormai diventato rituale, di uomini di Chiesa che si alzano la mattina, ne dicono una grossa confidando nella “immunità clericale”, e chi si è visto si è visto. Purtroppo, il caso dell’arcivescovo emerito di Milano è, in tal senso, esemplare. Che cosa ha scritto, esattamente, il card. Martini? Il testo è tratto dal libro Credere e conoscere, in uscita per Einaudi, scritto in dialogo con l’ex senatore del Pd Ignazio Marino. Il card. Martini ogni tanto ama questa forma letteraria: qualche tempo fa, per esempio, aveva scritto un libro analogo con don Luigi Verzè (il patròn del San Raffaele), dal significativo titolo, Siamo tutti nella stessa barca. Ma torniamo alla cronaca di questi giorni. Ecco qua il brano incriminato: «Io ritengo che la famiglia vada difesa perchè è veramente quella che sostiene la società in maniera stabile e permanente e per il ruolo fondamentale che esercita nell'educazione dei figli. Però non è male che, in luogo di rapporti omosessuali occasionali, che due persone abbiano una certa stabilità e quindi in questo senso lo Stato potrebbe anche favorirli». Il campionato mondiale di arrampicata sugli specchi non finisce mai, e i cattolici pronti a parteciparvi sono sempre numerosissimi. Ma temo che questa volta anche un fuoriclasse del settore debba arrendersi all’evidenza: il card. Martini scrive proprio che lo Stato deve aiutare gli omosessuali a stabilizzare il loro rapporto. Teorizza una pagina inedita del catechismo cattolico, sostenendo che - insomma -, piuttosto che avere rapporti occasionali e superficiali, le persone omosessuali si impegnino in maniera seria e prolungata, grazie anche a un istituto messo a punto dallo Stato. Più chiaro di così.

La Congregazione per la dottrina della fede ha pubblicato non uno, ma due documenti per insegnare il contrario, e per dire che un politico, vieppiù se cattolico, non può sostenere proposte di legge che prevedano il riconoscimento di unioni omosessuali. Ergo: Martini e la Chiesa insegnano cose diametralmente opposte. Può essere anche doloroso scriverlo, ma ammetterlo è facile facile. Questione di logica elementare. Le uova sono rotte e la frittata è fatta. Ed è qui che si inserisce il grave errore operativo del mondo cattolico ufficiale: fatto di silenzi imbarazzati, e di difese penose che arrancano nel tentativo impossibile di rendere omogeneo quanto detto dal cardinale e quanto insegnato dalla Chiesa in tutti questi anni. Ovviamente, non ignoriamo le ragioni della prudenza, il timore degli scandali, la necessità del rispetto dovuto ai principi della Chiesa, cui si aggiunge nel caso di Martini la pietas dovuta a un uomo di veneranda età, per di più colpito dalla malattia. Ma qui c’è un punto che non può sfuggire a nessuno: e cioè che lo scandalo è già accaduto, ed è pubblico. Ed è lo scandalo provocato da una presa di posizione eterodossa a opera di un vescovo cattolico, che quando parla raggiunge attraverso i mass-media milioni di persone.

I fedeli cattolici hanno un diritto che è più forte di ogni altra esigenza, e che riposa nella legge suprema della Chiesa cattolica: la salus animarum, la salvezza delle anime. Se un pastore insegna cose sbagliate in materia non opinabile – e questa, indubbiamente, non lo è - i fedeli hanno il diritto di essere aiutati a riconoscere l’errore, e l’errante deve essere smascherato per il bene di ogni singolo fedele. Di più: solo le persone in mala fede o gli allocchi possono far finta di non vedere che le sortite “aperturiste” - cui il card. Martini non è nuovo - scuotono la Chiesa in tutte le sue pieghe locali, e rendono ancor più fertile il già rigoglioso sottobosco delle piccole e grandi eresie parrocchiali. Adesso i sacerdoti e catechisti, le suore e i teologi che vogliono essere possibilisti sulle unioni fra persone dello stesso sesso hanno la pezza d’appoggio delle parole autorevoli del “biblista Martini”; adesso regaleranno il libro scritto a quattro mani con Marino ai consigli parrocchiali, “perché così almeno si fanno un’idea e raccolgono la provocazione”. E inviteranno anche il medico Marino (“che è cattolico, intendiamoci”) a tenere qualche bella conferenza, insieme a Enzo Bianchi. Che ci sta comunque sempre bene. Ecco: questo è il quadro della situazione. Senza forzature e senza animosità, noi cattolici di Voghera diciamo: Roma, abbiamo un problema. Fate presto, aiutateci.

segunda-feira, 3 de outubro de 2011

Os Senhores das heresias

1. Tempos houve em que, por uma infeliz confusão entre poder temporal e poder espiritual, os que professavam heresias eram perseguidos, torturados e mortos por se considerar que os erros ou as falsidades não tinham direitos - esquecendo-se de que quem erra ou mente os tem -, e que a sua propagação constituía um perigo não só para a Igreja como para a concórdia social, para as nações e para os reinos. No anúncio do Evangelho, segundo uma interpretação possível, e na justa preocupação pela sua inculturação um grande número de cristãos deixaram, no entanto, submergir parte da identidade e originalidade do seguimento de Cristo pelos usos, costumes e mentalidades de então; no desassossego por minorarem[1] alguns graves males e na solicitude por fins louváveis[2] não consideraram devidamente a normatividade moral da Pessoa de Cristo e do Seu agir, nem algumas exigências da dignidade da pessoa humana, em relação a determinados métodos e meios inaceitáveis a que recorreram, acabando por se deixar contaminar e manipular[3] por uma porção do mal que repugnavam. Felizmente esses tempos vão longe e actualmente recuperou-se, em grande medida, a mansidão evangélica. A verdade não se impõe às consciências pela violência da coacção, mas propõe-se pela suavidade da persuasão.

2. Porém, nos dias de hoje, parece cair-se numa nova confusão, agora de sentido contrário. Antes confundia-se os que professavam os erros com o próprio erro, e, por isso, ao combater este aniquilavam aqueles; hoje não se distingue a falsidade daqueles que a advogam, e, por isso, ao tolerar e amar estes, tolera-se, acolhe-se e promove-se aquela. Este equívoco parece estar instalado, em parte, na Igreja em Portugal.

De facto, não poucos dos seus membros negam, muitas vezes pública e notoriamente, pontos essenciais da doutrina da Igreja, mesmo verdades de fé - contestam que o encargo de interpretar autenticamente a Palavra de Deus tenha sido confiado somente ao Magistério vivo da Igreja, repudiam que a sua autoridade para ensinar, nas questões relativas à fé e aos costumes, seja exercida em nome do próprio Cristo, não concedem que ela se estenda aos preceitos específicos da lei moral natural, negam que possa definir ou discernir o que é doutrina imutável, irreformável ou infalível, rejeitam os absolutos morais, não aceitam alguns dogmas de fé... Concretizando: os anjos não existem, não há pecado original, muito menos o purgatório ou o inferno, as missas pelos defuntos não têm sentido nenhum, mas podem continuar a celebrar-se para não escandalizar o povo ignorante, a alma não existe, Deus não pode operar milagres, Nossa Senhora não foi sempre Virgem nem foi elevada ao Céu em corpo e alma, Jesus não tinha, antes da Sua ressurreição, se é que ressuscitou, a consciência da Sua divindade; que o sacerdócio ministerial seja reservado aos homens não é doutrina infalível e, portanto, quando este Papa morrer a Igreja irá mudar (aliás o pontificado deste Papa é esquizofrénico, pois em doutrinal moral é muito conservador e muito progressista em doutrina social); que em nenhuma circunstância seja lícito provocar directamente o aborto ou a eutanásia também não é doutrina imutável e infalível, porque nalgumas circunstâncias, ponderados os bens e as consequências, não só se pode como se deve fazê-lo; as relações sexuais antes do casamento não são sempre, objectivamente, uma desordem moral grave, mas podem ser lícitas e até recomendáveis, o adultério igualmente, a contracepção idem, as relações entre pessoas do mesmo sexo podem ser justificáveis e, por isso, a Igreja deve aceitar o casamento entre homossexuais, etc.

Mas isto, exclamar-se-á, é o que pensará o povo ignaro, simples, influenciado pelo laicismo, agnosticismo e relativismo de grandes meios de comunicação social!

Quem assim reponta, ou rosna, é porque, de alguns anos a esta parte, não vai à Missa, ou, então, esteve dormitando e bocejando durante a homilia, não participou em escolas de leigos, não frequentou aulas na UCP nem assistiu a semanas de teologia ou eventos afins, não conhece directores de faculdades da UCP, não escutou altos dignitários na comunicação social, nem compartilhou da erudição dos seus convidados para orientar retiros, palestras, conferências, não tomou atenção a órgãos de comunicação social da Igreja, não esteve em amena cavaqueira, saboreando uma bica fraternal, com esses senhores...

É verdade, estes nossos amáveis irmãos - tenho entre eles bons amigos -, que afirmam categoricamente estas enormidades, dirigem departamentos na UCP, dão aulas aos futuros padres e aos futuros professores de religião e moral, orientam ou têm larga voz em órgãos de comunicação social da Igreja, são os conferencistas e pregadores predilectos, e quase únicos, são designados para assistentes espirituais de grandes movimentos, presidem ou participam em conselhos de ética, detêm cargos de relevância em Ordens e Congregações Religiosas - provinciais, superiores, definidores, conselheiros, formadores de postulantes, noviços e professos simples -, orientam recoleções ao clero e são chamados a dar-lhe formação...

As suas vastas erudições[4] sonoras, os seus canudos solenes, obtidos em Universidades, de preferência estrangeiras, as suas classificações retumbantes, os seus majestosos títulos académicos, valem mais do que a sã e recta doutrina; o seu “charme” conta mais do que a fidelidade à verdade. Troca-se a fé pelo gnosticismo, permuta-se a Revelação e a sabedoria pela erudição, a beleza casta da verdade pela sensualidade do agrado, a comunhão pela sedução da retórica e a humildade pelo fascínio que a presunção desmedida exerce.

A razão, o juízo, o critério deixam de ser iluminados pela verdade e passam a ter como referência a plausibilidade, segundo os cânones do “politicamente correcto”, e o aplauso do mundo. Não se diz o que as pessoas precisam de escutar, mas sim o que lhes apetece ouvir, não se chama à conversão a Deus, propõe-se a conformação com a mentalidade dominante.

3. Mas não haverá quem aceite sem reservas a doutrina verdadeira? Que é dessa gente? Consta que sim, que há um resto... Quanto a esses, a notícia que deles temos diz-nos o seguinte: alguns vivem clandestinamente a sua ortodoxia, não contraditam verdades, mas silenciam-nas, pelo menos nalguns ambientes, e, temerosos ou prudentes, não impugnam a adulteração, não refutam o erro, calam o caos, não denunciam a hecatombe; outros, mais afoitos, atrevem-se, mesmo que timidamente, à proclamação integral da verdade e à confutação da falsidade. Quanto a estes, ainda não são excomungados, é certo, mas são banidos para a profundidade das catacumbas, sepultados em vida, isto é, marginalizados, postos de lado, afastados. Quase tudo lhes é vedado. São considerados perigosos e por consequência são ignorados para que não se dê por eles, atirados para a geena da indiferença; se a estratégia falha são lapidados com injúrias, soterrados com impropérios, apodados de integristas, retrógrados, extremistas, fundamentalistas... Os seus escritos são cuidadosamente seleccionados pelo novos inquisidores, zelosos do novo “evangelho”, dos dogmas do “politicamente correcto”; as suas iniciativas são pidescamente controladas e sabotadas; se, porventura, algum escapa à vigilância, logo é sovado, torturado no pelourinho da página impressa, flagelado na praça pública das ondas hertzianas, desacreditado na Ágora do fluir catódico. E tudo isto é uma grande graça.

4. Que o serviço da verdade seja a forma mais eminente de caridade (isto é, de amor) foi a contrario provado à saciedade, neste século, pelos mais cruéis totalitarismos, a saber, comunismo, nazismo e fascismo, cuja essência comum consistia na negação, ocultação e perseguição da mesma. Sendo a verdade o fundamento da liberdade - “conhecereis a verdade e a verdade vos libertará” -, ela é não só necessária para a salvação eterna, mas também para o reconhecimento, respeito e promoção da dignidade de toda a pessoa humana e, portanto, para a edificação de uma sociedade justa. Daí que todos tenham o direito primordial a conhecê-la e que, portanto, esta lhes seja anunciada integralmente. A este direito corresponde o dever de a procurar, de a ela aderir, uma vez encontrada, de a praticar e de a proclamar.

5. À Igreja, o corpo de Cristo, isto é, Cristo no Seu corpo (ou seja, a verdade no Seu corpo - “Eu sou a verdade”), Cristo presente na história, foi confiada a verdade necessária para salvação de todos, a plenitude da verdade. Esta verdade que nos foi dada gratuitamente, sem merecimento algum da nossa parte, pode e deve ser sempre mais investigada e aprofundada, mas nunca contrariada, atraiçoada ou negada. De feito, a verdade já dada, mas ainda não totalmente apreendida é inesgotável, prenhe de riquezas surpreendentes a descobrir, de novas compreensões a meditar. Por isso, e ainda porque, em nós pecadores, se encontra “misturada” com as nossas incapacidades, limitações e misérias, a sua demanda exige, também, um diálogo permanente com todos - sempre que alguém, seja quem for, diz a verdade é o Espírito Santo que nele fala.

Neste peregrinar importa respeitar absolutamente a consciência de cada um. Mas uma coisa é o respeito pela consciência no seu caminho para a verdade, como fundamento dos direitos da pessoa, outra, bem diferente, é o pactuar cúmplice com o anúncio ou a promoção da falsídia, em nome da própria verdade. Servir-se da Igreja - Mestra da verdade (DH 14)[5], que lhe foi confiada na sua plenitude (UR 3)[6], sua coluna e fundamento (LG 8)[7], instrumento de Cristo para a comunicar (LG 8)[8] - como púlpito para a falsidade e que isso seja não só permitido como incentivado é causa de muita estranheza, de grande perplexidade, de justa inquietação.

De facto, se a gente tão douta e eminente, posta como exemplo e como mestra, é lícito negar a verdade, ou verdades, que lhe apraz, porque não será lícito a qualquer um, negar qualquer outra? - a Imaculada Conceição, a Graça, a Eucaristia, a Divindade de Cristo, o Mistério da Trindade, a existência de Deus, a dignidade da pessoa humana, a Justiça, a solidariedade...

Se a verdade não é objectiva - e se é impossível conhecê-la com certeza -, senão que depende da fantasia subjectiva e arbitrária de cada um, nesse caso não existe. Mas se assim é, então o Magistério é uma tirania, o cânon uma opressão, a Igreja uma inutilidade sem sentido, a Evangelização um absurdo, a Redenção uma miragem, o amor uma quimera e nós uns miseráveis desgraçados.

Nuno Serras Pereira - 1999



[1] Por ex., garantir a possibilidade de defesa, abrandar o braço secular, etc..

[2] Por ex., que as almas dos acusados e/ou condenados não se perdessem, mas pudessem alcançar a vida eterna - daí a morte expiatória -, etc..

[3] Por ex., a manipulação da religião pelos abusos do poder político.

[4] Uso este termo no sentido que lhe dá Ortega y Gasset.

[5] Cf Concílio Ecuménico Vaticano II, Dignitatis humanae, 14

[6] Cf Idem, Unitatis redintegratio, 3

[7] Cf Ibidem, Lumen gentium, 8

[8] Cf Ibidem, idem

terça-feira, 24 de maio de 2011

The “Contraceptive Mentality” and its Consequences

by Brian Clowes

In Lifeissues.net

What is the Contraceptive Mentality?

A mentality or mindset is a set of beliefs and assumptions which directs and informs the moral aspects of a person's life. Especially in our age of mass communications, mentalities of entire populations can be manufactured, propagandized and then lived out by large numbers of people - even without their being aware of it.

A beneficial mentality is what might be called a "battle mentality," where people are willing to sacrifice comfort, possessions, or even life itself in order to achieve a higher goal such as the good of another or the good of society. A "service mentality," likewise, can define a person who consistently places the spiritual and temporal needs of others, especially those in need, before his own desires. Both of these praiseworthy mentalities will prevail throughout a truly Christian civilization.

On the other hand, a negative or harmful mentality is a habitual attitude that is based on error or selfishness, for example, and which can then disregard truths or realities that conflict with one's customary and often unreflective behavior. Harmful mentalities lead to dangerous and disordered behavior; long-term consequences are usually ignored, when pointed out, as the person is mainly concerned with short-term needs or situations.

Harmful mentalities have been manufactured today on a large scale and they continue to be increasingly disseminated with deliberate intent, at every level of society, and with catastrophic consequences. This is particularly true with the lies of the massively funded "culture of death" (so-named by Pope John Paul II) - whose malicious propaganda now permeates just about every country on earth. Large numbers of people have become so saturated with lies that very harmful attitudes and mentalities have resulted. One important example of a dangerous and widespread erroneous mindset that is crippling and de-constructing contemporary civilization is the "contraceptive mentality."

The Contraceptive Mentality Relentlessly Spreads.

One of the identifying marks of any moral evil is that it can spread effortlessly, like a bucket of filthy motor oil poured into a pristine pond. Because of our wounded nature, we must vigilantly guard and fight against the world's seductions that appeal to our own sinful tendencies, or else we ourselves can easily fall into these without even being aware of our slow descent into error and corruption.

The "contraceptive mentality" has been increasingly drilled into the hearts and minds of people everywhere. In fact, the entire world is swimming in a sea of contraceptive advertising and propaganda: in magazines, on television, at the movies, on the radio, on billboards, and in our schools. Sex education classes in public schools usually cover all of the contraceptive methods in detail. The message is insidiously and relentlessly drilled into people's heads: "Contraception is an integral part of the modern lifestyle. Everyone is doing it and it is your obligation to do it if you are a responsible person."

As contraception has become more universally accepted, a corresponding and terrible downward spiral has occurred. In countries where contraception is common, generations have grown up aware of the fact that their parents use contraception; and unfortunately, contracepting parents tend to beget unchaste teenagers, as Father Paul Marx, the founder of Human Life International, liked to say. And especially since the unleashing of "the Pill" on the world in 1960, the disintegration of moral values on every level has been astonishing.

The contraceptive mentality has inflicted its poison deep into family life and into the Church through vocal dissenters, as well as those who are ignorant. If young people know that their parents have separated the sexual act from procreation (which is what contraception does), why should they not do the same? If the faithful rarely (if ever) hear from their priests that the use of contraception is seriously sinful and physically dangerous, how will the people ever hear the light of truth?

Amidst such an atmosphere of nearly universal error, our children grow into adulthood and are increasingly molded with the false mindset that using contraception is "being responsible." The tendency has developed where married (or, many times, unmarried) couples thus become accustomed to using contraception, and even eventually see it as an integral part of their "lifestyle" - which will always be irresponsible and selfish as long as they are contracepting. Unfortunately, most "modern" couples in the Western world would no sooner give up contraception for natural fertility regulation than they would give up their cars in favor of bicycles, even though the latter course in both cases is healthier for both the society and the individual.

Catholic Church Teaching on Contraception.

In the face of the omnipresence of the contraceptive mentality, it is important to understand what contraception is and how it is so harmful and ultimately destructive. The marital act has two important purposes: unitive and procreative (Humanae Vitae, #12), which we can also call "bonding and babies." If either the unitive or the procreative aspect of the marital act is discarded, the other is seriously damaged; the very purpose and promise of both the marital act and the marriage itself remain unfulfilled. This is a serious disorder that is thereby inflicted in the heart of marriage, in the most intimate aspects of human love, and in society, therefore, as a whole.

Prevention of children has reached a high level of technological expertise in our day. Sexual sterilization of the man or the woman (which, as a form of mutilation deprives a person of the generative faculty, is immoral) is fairly easily achieved through surgery. Additionally, there are two general classes of the artificial and immoral means of birth prevention (also erroneously known as "birth control" - which promotes neither birth nor control): those that are contraceptive in nature and those that are abortifacient.

Contraceptive devices place a barrier between the sperm and the egg. These include the condom, the cervical cap, and the contraceptive sponge. Abortifacients are chemicals that work in three ways, including preventing the blastocyst (what some people improperly refer to as the "fertilized egg") from implanting in the uterus. These include the birth control pill, the Norplant and Jadelle insertables, the Depo-Provera shot, and the intrauterine device, or IUD.

Because any form of contraception involves the willful crippling of one of the body's natural functions - that is, procreation - the Catholic Church teaches that this is intrinsically disordered. The body is the temple of the Holy Spirit (1 Corinthians 6:19), and any mutilation of its functions is gravely sinful, the same as putting out an eye or cutting off a thumb.

From the time of its founding, the Catholic Church has universally condemned contraception. Athenagoras, St. Ambrose, St. Augustine, Barnabas, St. Basil the Great, Caesarius, Clement of Alexandria, Ephraem the Syrian, Epiphanius, St. Jerome, St. John Chrysostom, Hippolytus, Lactantius, Minucius Felix, Origen of Alexandria, Tertullian, and the assembled Bishops at the First Council of Nicaea in 325 AD were some of the Early Church Fathers who wrote and spoke against contraception.

As the various Protestant denominations formed, their founders and leaders also condemned contraception in the most forceful terms imaginable. For example, John Calvin called contraception "monstrous," and John Wesley said it was "very displeasing to God, and the evidence of vile affections."

Until 1930, all Christian churches were unanimous in their fearless opposition to all of the artificial means of birth prevention, but during this year, Resolution 15 of the Anglican Bishop's Lambeth Conference accepted contraception for the first time "where there is a clearly felt moral obligation to limit or avoid parenthood." Interestingly, the use of contraception was considered so disordered at this time that even the secular press and psychiatrists (including Sigmund Freud) spoke out against it. Mahatma Gandhi made exactly the same eerily accurate prophecies that Pope Paul VI would make three decades later in Humanae Vitae when he said that

Artificial methods are like putting a premium on vice. They make men and women reckless. ... Nature is relentless and will have full revenge for any such violation of her laws. Moral results can only be produced by moral restraints. If artificial methods become the order of the day, nothing but moral degradation can be the result. … As it is, man has sufficiently degraded women for his lust, and artificial methods, no matter how well-meaning the advocates may be, will still further degrade her.

In other words, God always forgives, man sometimes forgives, but nature never forgives.

As the great beacon of truth for the world, the Catholic Church stands firmly against contraception. She knows that She cannot change the immutable law of God, but can only recognize it and teach it. The Church is also the guardian of our understanding of the Natural Law, which is written in our hearts and in creation. Since the Natural Law was given to us by God, the Church does not have the authority to change its fundamental moral principles (the Church, of course, does clarify certain matters in the light of new knowledge, but the fundamental precepts of the Natural Law in Church teaching remain unchanged).

Some prominent groups that dissent from Church teachings claim that "most people use contraception," and that the Church must adapt to the modern world. This argument is absolutely irrelevant. The sinfulness of an act is not determined by popular vote; it is determined by the Magisterium, the teaching authority of the Catholic Church.

Many who use contraception claim that they are only "following their own consciences." However, it is only permissible to follow one's conscience when that conscience is properly formed and the conclusions reached are in accord with the teachings of the Church. As Pope Pius XII said, "The conscience is not a teacher, it is a pupil." We are never permitted to choose to commit an evil act, or to justify our evil act as acting "according to our conscience."

How Contraception Actually Leads to More, Not Less, Abortion.

Attempts to solve difficult ethical problems with technology alone, without the light of God's truth, will always reap harmful fruits. Contraception is perhaps one of the most vivid examples of this important reality because it actually leads to more, not less, abortion. While this seems to be a contradiction since contraception is designed to prevent conception (and theoretically to make abortion "unnecessary"), since the use of contraception requires a disordered outlook on human life and sexuality, this "contraceptive mentality" of selfishness, disregard for the preciousness of human life and the dignity of marriage, always leads to an increasing "need" for abortion. Let us review the two main reasons why contraception actually increases the prevalence of abortion.

The first reason is that contracepting couples have espoused an attitude and behavior that adopts a purely unnatural or technological "solution" to the "problem" of preventing pregnancy. When the contraceptive method fails, the couple easily feels automatically entitled to another unnatural and purely technological solution - abortion. The whole human dynamic of life-giving love, in a context of the covenant of marriage, becomes degraded, mechanized, de-personalized, and trivialized such that when there is an "unplanned" pregnancy, the couple feels failed by their artificial "system," views the baby not as a gift from God, but as an impersonal intruder, and so they seek another mechanical, degrading "solution" for this "system failure" - who is a human being.

This is the "contraceptive mentality" in its frighteningly stark and destructive reality. Here we can see clearly that contraception promotes the evil attitude that children are merely "objects" or commodities of someone's "wanting" or "not wanting," subject to the tyranny of their parents' whims, "choices," "lifestyles," or convenience. It is easy to see how the deep-seated selfishness and utilitarianism - often unto murderous abortion - that are always present with contraception-minded people, are a grave threat to all authentic human love, marriage and society. The contraceptive mentality poses a significant threat to the future peace, harmony and sustainability, on all levels of any society where it takes root.

The second reason that contraception leads to more abortion is that it simply does not work. It is documented in the United States, for example, that well over half of all women seeking abortion were using contraception when they became pregnant. There are two million contraceptive failures each year in the USA, primarily among teenagers.

Every one of the more than one hundred nations that have abortion-on-demand began by legalizing contraception. Since contraception fails so often, it automatically leads to a demand for abortion, even if it is illegal. Well funded and agenda-driven international population control groups, with the assistance of native pro-abortionists, then step in. They manufacture powerful propaganda about pitiful (and false) stories of hundreds or even so-called thousands of women who are all allegedly dying because of "back-alley"/illegal abortions, and these death peddlers then demand that abortion be legalized. Of course, the same people who were doing abortions before it was legal then do them when it is legal.

Malcolm Potts, former Medical Director of the International Planned Parenthood Federation, accurately predicted four decades ago that "As people turn to contraception, there will be a rise, not a fall, in the abortion rate."

The Contraceptive Mentality Also Leads to Other Evils.

Because of the importance of the contraception issue, before God and man, contraception can serve as a truly "keystone issue" for many people when they come to the point of deciding whether or not they desire to follow the teachings of the Catholic Church. The contraceptive issue usually very much determines a person's opinions and attitudes on all of the other life and family issues. When Catholics contracept, they are usually well aware that they are in defiance of Church teachings; and while the first step is always the hardest, they can soon reject Church teachings in other areas of morality as well. And once a person, Catholic or non-Catholic, has adopted the aberrant contraceptive mentality, other disordered views and behaviors follow in their wake.

It is easy to point out some examples of the terrible cascade effect that inevitably results after the two essential elements (unitive and procreative) of the marital act are separated. After all, if the procreative aspect can be discarded, why not the unitive? Thus, it is easy to see that both high rates of divorce and abortion rapidly follow the widespread acceptance of contraception. Another deadly step in the downward spiral after widespread contraception and abortion is the infanticide of handicapped infants. And euthanasia, or the "mercy killing" of the elderly, is never far behind.

And lastly, for our purposes here, we can see also that if the procreative aspect of the marital act can be discarded, then it matters not who is united with whom. Thus we are seeing an epidemic sexual license and promiscuity among all age groups, and this is now degenerating even more severely such that there is an increasing push, even through the United Nations on a global scale, for the so-called legitimacy of homosexual "rights" and relationships and even "marriage" - where two men or two women may get legally "married" to each other. Not surprisingly, the acceptance of homosexual "marriage" by several nations has now led to polygamists demanding the same rights. After all, if two men can get married, why not a man and several women - or a woman and several men?

All of these current aberrations have their roots in the contraceptive mentality - which contradicts the Natural Law and which adopts the unnatural and disordered separation between the unitive and procreative purposes of the marital act, in the context of a potentially fruitful marriage between one man and one woman. Understandably, it is very difficult for people who are against abortion but for contraception to debate against these obvious and vast consequences that result from the acceptance of the single evil of contraception.

We Are Happier When We Follow God's Divine Law.

The solution to all of this is obvious. We can only contain today's evil and disorder by teaching people that the following of God's law, as expressed in Natural Law and as taught by the Church, is the only way to stable families, communities, and nations. We cannot maintain a healthy and strong society by simply ignoring Natural Law or virtue or by trying to suppress the consequences of man's disordered actions with technological and even murderous "fixes" - that only serve to increase vice and deepen the degeneration.

Contracepting people offer many rationalizations and defense mechanisms for the unnaturalness of their self-imposed sterility, but the separation of sex from procreation never delivers the so-called "happiness" that is propagandized. Contraception is intrinsically disordered and in conflict with the very essence of what it means to be human: made in the image of God, made to love and be loved in exclusivity, made to love and be open fruitfulness in fidelity. The truth of the matter is that the contraceptive mentality entrenches people in selfishness and, as such, contracepting people cannot truly love or attain true happiness. One very interesting and concrete illustration of this is that people who abstain from sex before marriage, and remain faithful and open to fruitfulness after marriage, have a divorce rate of about three to six percent, according to a range of studies; those who are sexually active before marriage and use contraception have a divorce rate of more than fifty percent.

Another sad phenomenon that reflects the natural consequences of the contraception lie is that women who have been on the Pill or similar steroids for many years, and who then finally decide that they are "ready" for a child, discover that they cannot conceive. Every year, thousands of these women are stunned to find that their fertility has been permanently damaged, and they feel compelled to resort to hugely expensive and unreliable assisted reproductive technologies in pursuit of the children they rejected years before.

God is Love: love gives itself to the beloved, and is made to be fruitful; therefore, the human person can only be happy - in this life and in the next - when he learns to love and be open to fruitfulness, according to his dignity as a human person made in God's image. Our Lord Jesus established the Catholic Church not to place limits and restrictions upon us, but to teach us how to live on earth in accordance with our dignity as persons created in the image of God and to thus one day live forever with Him in Heaven.

What is the Remedy to This Catastrophe?

As priests, you will have the power to promote God's plan for a Culture of Life and Love, wherever you are, in any part of the world. If you preach against contraception, people of good will listen because they naturally thirst for the truth. If they embrace this truth, they can recognize that procreation is good, and will repudiate the "contraceptive mentality" which rejects God's plan, and they will have the opportunity to learn to love authentically. Marriage and family life can begin to flourish; as children are increasingly welcomed and love, stable societies can be restored.

But they must hear this from you, the priests. By not preaching against contraception, you will be giving an unspoken approval of it; you would be, in a very real manner, contracepting the truth by acting as a barrier between God's truth and His people. As Pope St. Felix III so famously proclaimed, "Not to oppose error is to approve it; not to defend the truth is to suppress it."

By preaching the fullness of the Gospel of Life and refuting all aspects of the contraceptive mentality, not only will your people be much happier and more fully human, but you will be happier as well. You will spend much less time in marriage counseling and mediating family conflicts, and much more time in performing baptisms and marriages that can last a lifetime. Your parish, and the souls of your people, will be serene.

Our fundamental mission is to establish the Culture of Life by "making disciples of all nations." We cannot do this by simply eliminating something that is evil; we must bring it about by embracing what is fundamentally good - in this case, authentic human love, fidelity in marriage, and openness to fruitfulness within the context of committed married love.

Evangelization is no longer just a great good. It is a necessity if we are to survive.

quinta-feira, 17 de março de 2011

Who is funding the coordinated attempt to subvert the Church’s teaching on homosexuality and marriage?

Pro-gay-marriage billionaires and foundations are behind an organized effort to sow dissent and confusion among Catholics on the issues of homosexuality, marriage and family. And the first step to stopping them is knowing what we’re up against. Read more

segunda-feira, 9 de novembro de 2009

Ecclesia, uma agência minada?


1. Nos textos que vou escrevendo tenho-me referido com frequência aos desserviços que a Rádio Renascença, não obstante algumas qualidades óbvias, tem prestado, quer por actos quer por omissões, à desumanização e descristianização de Portugal. Tenho até agora “ignorado” a agência ecclesia não só por supor que o seu impacto na opinião pública será menor mas principalmente por recear que me acusem de ressentimento no caso de a criticar. Hoje, porém, dei-me conta de que é uma grande falta de humildade temer o juízo injusto dos outros – enfim, mais vale tarde do que nunca. Para que se entenda o meu pudor deverei contar a traços largos os fundamentos da minha apreensão. Depois da Polícia Judiciária (PJ) contactar a dita agência em virtude de um artigo meu – Os Abortófilos – que eles tinham colocado no seu sítio, todos os artigos eu que ali tinha publicado foram retirados – tratar-se-á, admito, de uma coincidência. Importa fazer aqui um parêntesis para informar que depois de um julgamento e recurso ao Tribunal da Relação fui ilibado, inocentado, da acusação que a APF fazia contra mim. A agência em questão tinha, no seu sítio, escritos meus desde, pelo menos, 1997, sendo que ao menos um foi escrito a pedido dela. Ignoro se também fizeram desaparecer os números do seu boletim em papel que continham textos da minha autoria. Mas sei muito bem que o direito a rescrever a história eliminando textos ou fotografias está consagrado, pelo menos, desde o estalinismo. Quanto ao que me diz respeito, não coloco objecções, não tenho pretensão alguma de que os meus escritos mereçam ser publicados e acho mesmo que provavelmente o destino de serem queimados é o mais apropriado. Já, algum tempo antes da PJ se tinham recusado a publicar um texto intitulado “Homossexuais activos na vida Religiosa”. Parece que não era conveniente falar de um assunto que todo o mundo abordava aquando do escândalo dos padres abusadores de menores nos EUA. Nada a opor, eles lá têm a sua linha editorial e são evidentemente livres de a prosseguirem como entenderem.

Depois, aconteceu aquele famoso “anúncio” num jornal diário, que provocou um enorme sobressalto na Igreja em Portugal e um grande tumulto na comunicação social e no mundo político, no qual eu comunicava que em virtude do Cânone 915, do Código de Direito Canónico, estava impedido de dar a Sagrada Comunhão a quem manifestamente (publicamente) persistisse em estado de pecado grave, exemplificando que esse era o caso (entre outros) de quem permanentemente advogava a legalização do aborto e cirúrgico, hormonal ou mecânico[1]. Logo a agência ecclesia se apressou a publicar umas declarações do Senhor Cardeal Patriarca - "Espero que todos percebam que aquela posição não é a posição oficial da Igreja, que não é a posição da hierarquia" -, e do então meu superior provincial – A posição da Igreja “… não coincide totalmente, como o documentam as reacções de alguns dos seus autorizados porta-vozes (Cf. Declarações de Dom José da Cruz Policarpo à Renascença), com o teor da intervenção do P. Nuno Serras Pereira” -, desmentindo-me. Profundamente preocupado, não com o direito de resposta, mas com a perniciosidade dessas declarações ou comunicados que teriam como efeito induzir a multidão dos fiéis em erro, solicitei que me publicassem um texto intitulado: “A Minha Posição e a Doutrina Oficial do Magistério da Igreja” (03. 03.2005) que pela sua extensão sintetizo em nota de rodapé[2] (caso queira ler o artigo original pode fazê-lo em: http://jesus-logos.blogspot.com/2009/11/minha-posicao-e-doutrina-oficial-do.html). A agência da Conferência Episcopal Portuguesa recusou-se a publicá-lo. Também a Rádio Renascença, com quem fiz igual diligência, propriedade do Patriarcado de Lisboa e da Conferência Episcopal se recusou quer a referi-lo quer a fazer uma síntese ou a dar conhecimento desse importante Documento da Santa Sé que eu citava abundantemente e que confirmava em absoluto a minha posição. Se alguém pesquisar no sítio da agência ecclesia o meu nome “Nuno Serras Pereira” somente, tanto quanto pude verificar, encontrará a minha “condenação” ditada pelas duas autoridades referidas. Não o lamento, no que à minha pessoa diz respeito, pois para mim é um título de glória. E do ponto de vista de estima e consideração, mantenho-as iguais em relação a todos os implicados.

2. a) Quem se der ao trabalho de pesquisar nomes de católicos dissidentes do Magistério da Igreja em temas tão graves como o da liberalização do aborto provocado, da experimentação letal em embriões humanos, do “casamento” de sodomitas e da eutanásia, disfarçada de testamento vital encontrá-los-á em abundância e sem nenhuma nota crítica. Pesquise, por exemplo, José Manuel Pureza, Maria Barroso, Cavaco Silva, Paulo Rangel, Maria de Belém Roseira.

b) Se quiser topar, por exemplo, com uma crítica injustíssima e imbecil, embora em linguagem doce, à Humanae vitae do Papa Paulo VI, na celebração dos seus quadragésimo aniversário, basta clicar: http://www.agencia.ecclesia.pt/cgi-bin/noticia.pl?&id=62110; ou uma idiotia perversa sobre o Documento da Sagrada Congregação para a Doutrina da Fé intitulado "Considerações sobre os projectos de reconhecimento legal das uniões entre pessoas homossexuais", basta clicar em http://www.agencia.ecclesia.pt/cgi-bin/noticia.pl?&id=2364.

3. É possível, há lá alguma coisa impossível nos dias de hoje, que alguns se regozijem com este politeísmo doutrinal, mas espero que aqueles de mente lúcida e juízo são, na sua indignação contra as más notícias não lapidem o mensageiro que as dá a conhecer.

Nuno Serras Pereira

09. 11. 2009



[1] Participação aos Interessados - 02. 03. 2005

Na impossibilidade de contactar pessoalmente as pessoas envolvidas o padre Nuno Serras Pereira, sacerdote católico, vem por este meio dar público conhecimento que, em virtude do que estabelece o cânone 915 do Código de Direito Canónico, está impedido de dar a sagrada comunhão eucarística a todos aqueles católicos que manifestamente têm perseverado em advogar, contribuir para, ou promover a morte de seres humanos inocentes quer através de diversas pílulas, do DIU, da pílula do dia seguinte – ou outras substâncias que para além do possível efeito contraceptivo possam ter também um efeito letal no recém concebido; quer por meio das técnicas de fecundação extra-corpórea, da selecção embrionária, da crio preservação, da experimentação em embriões, da investigação em células estaminais embrionárias, da redução fetal, da clonagem…; quer através da legalização do aborto (votar ou participar em campanhas a seu favor), o que inclui a aceitação ou concordância com a actual “lei” em vigor (6/84); quer, ainda, pela eutanásia.

O respeito pelo culto e pela reverência devida a Deus e a Seu Filho sacramentado, o cuidado pelo bem espiritual dos próprios, a necessidade de evitar escândalo, e a preocupação pelos sinais educativos e pedagógicos para com o povo cristão e para com todos são razões ponderosas que, seguramente, ajudarão a compreender a razão de ser deste grave dever que o cânone 915, vinculando a consciência, exige dos ministros da Eucaristia.

Da parte de Nosso Senhor Jesus Cristo convido todos ao arrependimento e à retractação pública, para que refeita a comunhão com Deus e com a Sua Igreja possam receber digna e frutuosamente o Corpo do Senhor.

[2] Não Matarás, Cânone 915 e Comunhão Eucarística - A Doutrina da Igreja

O Conselho Pontifício para os Textos Legislativos, de acordo com a Congregação para a Doutrina da Fé e com a Congregação para o Culto Divino e a Disciplina dos Sacramentos, declara:

1. A proibição feita no cânon 915, por sua natureza, deriva da lei divina e transcende o âmbito das leis eclesiásticas positivas: estas não podem introduzir modificações legislativas que se oponham à doutrina da Igreja. O texto das Escrituras ao qual a Tradição eclesial sempre remonta é o de São Paulo: 1 Cor 11, 27-29.

Este texto diz respeito primeiramente ao próprio fiel e à sua consciência como consta no cânon 916. Porém o ser-se indigno por se achar em estado de pecado põe também um grave problema jurídico na Igreja: precisamente ao termo «indigno» refere-se o cânon do Código dos Cânones das Igrejas Orientais que é paralelo ao cân. 915 latino: «Devem ser impedidos de receber a Divina Eucaristia aqueles que são publicamente indignos» (cân. 712). Com efeito, receber o Corpo de Cristo sendo publicamente indigno é um comportamento que atenta contra os direitos da Igreja e de todos os fiéis de viver em coerência com as exigências dessa comunhão. Deve-se evitar o escândalo, concebido como acção que move os outros ao mal. Tal escândalo subsiste mesmo se, lamentavelmente, um tal comportamento já não despertar admiração alguma: pelo contrário, é precisamente diante da deformação das consciências, que se torna mais necessária por parte dos Pastores, uma acção tão paciente quanto firme, que tutele a santidade dos sacramentos, em defesa da moralidade cristã e da recta formação dos fiéis.

2. Qualquer interpretação do cân. 915 que se oponha ao conteúdo substancial, declarado ininterruptamente pelo Magistério e pela disciplina da Igreja ao longo dos séculos, é claramente fonte de desvios. A fórmula: «e outros que obstinadamente perseverem em pecado grave manifesto» é clara e deve ser compreendida de modo a não deformar o seu sentido, tornando a norma inaplicável. As três condições requeridas são:

a) o pecado grave, entendido objectivamente, porque da imputabilidade subjectiva o ministro da Comunhão não poderia julgar; b) a perseverança obstinada, que significa a existência de uma situação objectiva de pecado que perdura no tempo e à qual a vontade do fiel não põe termo, não sendo necessários outros requisitos (atitude de desacato, admonição prévia, etc.) para que se verifique a situação na sua fundamental gravidade eclesial; c) o carácter manifesto da situação de pecado grave habitual.

3. A prudência pastoral aconselha vivamente a evitar que se chegue a casos de recusa pública da sagrada Comunhão. Os Pastores devem esforçar-se por explicar aos fiéis envolvidos o verdadeiro sentido eclesial da norma, de modo que a possam compreender ou ao menos respeitar. Quando, porém, se apresentarem situações em que tais precauções não tenham obtido efeito ou não tenham sido possíveis, o ministro da distribuição da Comunhão deve recusar-se a dá-la a quem seja publicamente indigno, com firmeza, consciente do valor que estes sinais de fortaleza têm para o bem da Igreja e das almas.

4. Nenhuma autoridade eclesiástica pode dispensar em caso algum desta obrigação do ministro da sagrada Comunhão, nem emanar directrizes que a contradigam.

5. O dever de reafirmar esta impossibilidade de admitir à Eucaristia é condição de verdadeira pastoral, de autêntica preocupação pelo bem dos fiéis e de toda a Igreja.

Ano 2000 - Síntese de texto completo em: http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/intrptxt/documents/rc_pc_intrptxt_doc_20000706_declaration_po.html