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sábado, 12 de outubro de 2013

Il fondatore de “young gay America” rinnega il suo passato omosessuale: Capii che l'omosessualità impedisce di trovare la propria vera identità: è per questo che i rapporti gay non sono soddisfacenti - di Michael Glatze

In BB

All'omosessualità sono arrivato facilmente, perché ero già fragile. Mia madre è morta quando avevo 19 anni. Mio padre quando ne avevo 13. Giovanissimo, ero già confuso sulla mia identità e i miei sentimenti. La confusione che provavo riguardo i miei "desideri" e l'attrazione che sentivo per i ragazzi, ha fatto si che già a 14 anni mi sentissi parte della categoria "gay". A 20 anni, mi dichiarai gay con tutti quelli che mi conoscevano. A 22 anni, divenni editore della prima rivista per giovani gay. Il contenuto fotografico rasentava la pornografia, ma ritenevo di poterlo utilizzare come piattaforma per ottenere risultati sempre maggiori. Infatti arrivò Young Gay America. Questa rivista aspirava a riempire il vuoto creato dalla precedente rivista per la quale avevo lavorato; doveva essere qualcosa di non troppo pornografico, mirata al pubblico di giovani gay americani. Young Gay America decollò. Il pubblico gay accolse calorosamente Young Gay America.

La rivista ricevette premi, riconoscimenti, rispettabilità e grandi onori, incluso il National Role Model Award da parte di Equality Forum, la più importante organizzazione gay, premio che fu consegnato l'anno seguente al Primo Ministro Canadese Jean Chrétien. E tantissime apparizioni nei media, da PBS a Seattle Times, da MSNBC alla copertina di Time magazine.

Ho prodotto, con Equality Forum e con l'aiuto di società affiliate alla PBS, il primo importante documentario che affronta il tema del suicidio di adolescenti gay "Jim In Bold"; é stato mostrato in tutto il mondo e ha ricevuto numerosi premi "best in festival".
 
Young Gay America ha organizzato una mostra fotografica, ricca di foto e storie di giovani gay di tutto il continente Nord americano; la mostra ha fatto il giro dell'Europa, del Canada e di parte degli Stati Uniti.
 
Nel 2004 Young Gay America ha lanciato la rivista YGA, che aveva la pretesa di essere il "gemello virtuoso" di altre riviste rivolte ai giovani gay. Dico "gemello virtuoso" ma la verità é che YGA era dannosa quanto qualsiasi altra rivista, era solo più "rispettabile" perché non manifestamente pornografica.
 
Mi ci vollero quasi 16 anni per scoprire che l'omosessualità non è esattamente "virtuosa". Fu difficile fare chiarezza dentro di me riguardo i miei sentimenti sulla questione, dato che la mia vita ne era completamente assorbita.
 
L'omosessualità è per sua natura pornografica. E' distruttiva e crea confusione nelle menti dei giovani, proprio in quel periodo in cui l'identità sessuale è ancora in via di definizione. Ad ogni modo, non mi resi conto di ciò fino a quando non raggiunsi i 30 anni.
 
La rivista YGA esaurì il suo primo numero in diverse città del Nord America. Il sostegno alla rivista era enorme; scuole, gruppi di genitori, biblioteche e associazioni governative, tutti sembravano volerla. Sfruttava il "filone" della "accettazione e promozione" dell'omosessualità, ed era considerata una guida. Nel 2005 mi fu chiesto di tenere un discorso al prestigioso JFK Jr. Forum della Harvard's Kennedy School of Government.
 
Fu quando vidi una videoregistrazione di quella "performance", che iniziai a dubitare seriamente di ciò che stavo facendo della mia vita e della mia influenza.
 
Non conoscendo nessuno con cui poter parlare dei miei dubbi ed interrogativi, mi rivolsi a Dio, grazie anche ad un debilitante attacco di crampi intestinali causato dalle mie abitudini di vita.
 
Presto iniziai a comprendere cose che non avevo mai immaginato potessero essere reali, come il fatto che ero il leader di un movimento di peccato e corruzione. Questa frase può dare l'impressione che la mia scoperta si sia basata su un dogma, ma decisamente non é stato così.
 
Sono giunto al questa conclusione da solo.
 
Mi divenne chiaro, mentre ci riflettevo seriamente – e pregavo – che l'omosessualità ci impedisce di trovare la nostra vera identità. Non possiamo vedere la verità quando siamo accecati dall'omosessualità.
 
Crediamo, influenzati dall'omosessualità, che la lussuria non solo sia accettabile ma che sia anche una virtù. Ma non esiste "desiderio" omosessuale che sia separabile dalla lussuria.
Non volevo accettare questa verità e all'inizio ho cercato in tutti i modi di ignorarla. Ero certo, a causa della cultura e dell'influenza dei leader gay – di fare la cosa giusta.
 
D'altra parte mi sentivo spinto a cercare la verità perché avvertivo che dentro di me c'era qualcosa che non andava. Gesù Cristo ci consiglia ripetutamente di non confidare in nessuno tranne che in lui. Ed io l'ho fatto, sapendo che il Regno di Dio risiede nel cuore e nella mente di ogni uomo.
 
Ciò che ho scoperto e appreso sull'omosessualità é sorprendente.
 
Divenne chiarissimo che avrei fatto del male o rischiato di fare del male ad altre persone se avessi continuato con quella vita.
 
Mi accorsi di avere desideri omosessuali alle scuole medie quando per la prima volta iniziai a prestare attenzione ad altri ragazzi.
 
Cominciai a guarire quando per la prima volta iniziai a prestare attenzione a me stesso.
Ogni volta che provavo la tentazione di cedere alla lussuria, ne prendevo coscienza, mi fermavo e mi occupavo di essa. La chiamavo con il suo nome e poi lasciavo che si dissolvesse da sola con l'aiuto della preghiera.
 
Esiste un'enorme e vitale differenza tra ammirazione superficiale – per se stessi o per altri – e ammirazione integrale. Quando amiamo pienamente noi stessi, cessiamo di essere schiavi di desideri lussuriosi, dell'apprezzamento degli altri o di soddisfazioni fisiche. I nostri impulsi sessuali diventano intrinseci alla nostra essenza, liberi da confusioni nevrotiche.
 
L'omosessualità ci consente di evitare di scavare in profondità, oltre la superficialità e le attrazioni ispirate dalla concupiscenza – e continuerà ad essere così fino a quando avrà l' "approvazione" della Legge. Il risultato è che tantissimi perdono l'opportunità di conoscere il loro vero io, l'io fatto ad immagine di Cristo, donatoci da Dio.
 
L'omosessualità iniziò per me all'età di 13 anni e terminò quando riuscii ad isolarmi da influenze esterne e a concentrarmi intensamente sulla verità interiore – quando scoprii, all'età di 30 anni, le profondità del mio io donatomi da Dio.
 
Dio è considerato un nemico da molte persone dominate dall'omosessualità o da altri comportamenti concupiscenti, perché Egli rammenta loro chi e che cosa dovrebbero veramente essere. Queste persone preferiscono rimanere "beatamente ignare", mettendo a tacere la verità. E lo fanno condannando ed apostrofando coloro che la dichiarano con parole come "razzisti", "insensibili", "malvagi" e "discriminatori".
 
Guarire dalle ferite causate dall'omosessualità non è facile. Il sostegno è scarso e poco evidente. Il poco che c'è viene infamato, ridicolizzato, fatto tacere con la retorica o reso illegale tramite l'alterazione di norme legislative. Per trovarlo ho dovuto separare il mio sentimento di imbarazzo e le "voci" di disapprovazione da tutto ciò che avevo imparato. Parte dell'agenda omosessuale consiste nel convincere le persone a smettere di farsi domande sulla conversione e, tanto meno, sulla la sua efficacia.
 
"Uscire" dall'influenza della mentalità omosessuale è stata per me la cosa più liberatoria, sorprendente e bella che abbai mai sperimentato nella mia intera vita.
 
La lussuria ci sottrae ai nostri corpi per "fissare" il nostro spirito alla forma fisica di qualcun altro. Ecco perché i rapporti sessuali omosessuali – e qualsiasi altra forma di attività sessuale basata sulla lussuria – non è mai soddisfacente: é un processo nevrotico piuttosto che naturale, normale. La normalità è la normalità – ed è stata chiamata così perché c'è una ragione.
 
Anormale significa "ciò che ci danneggia, che danneggia la normalità". L'omosessualità ci toglie al nostro stato di normalità, al nostro di sentirci perfettamente uniti in tutte le cose, e ci divide, facendoci tormentare dal desiderio per un obiettivo fisico esterno che non potremo mai possedere.
 
Le persone omosessuali – come tutte le persone – bramano il mitico "vero amore". Il vero amore esiste davvero, ma arriva soltanto quando non abbiamo nulla che ci impedisce di lasciarlo fuoriuscire da dentro in tutto il suo splendore.
 
Non possiamo essere pienamente noi stessi se le nostre menti sono intrappolate in una spirale, in una mentalità di gruppo edificata su una protetta, autorizzata e celebrata lussuria.
Dio mi è venuto incontro quando mi sentivo confuso, perso, solo, spaventato e sconvolto. Mi ha detto – attraverso la preghiera – che non avevo nulla da temere e che ero a casa. Avevo solo bisogno di fare un po' di pulizia nella mia mente.
 
Credo che tutti, essenzialmente, conoscano la verità. Credo che questo sia il motivo per cui il Cristianesimo spaventa così tanto le persone. Perché rammenta loro la coscienza, che tutti noi possediamo.
 
La coscienza ci dice cosa sia giusto o sbagliato ed è una guida che ci permette di crescere e diventare più forti e più liberi come esseri umani. Uscire dal peccato e dall'ignoranza è sempre possibile, ma la prima cosa che tutti devono fare è abbandonare le mentalità che dividono e conquistare l'amore per l'umanità.
 
La verità sessuale può essere trovata solo se si è disposti ad accettare che la nostra cultura sanzioni i comportamenti che nuocciono alla vita. Il senso di colpa non è una ragione sufficiente per evitare le questioni difficili.
 
L'omosessualità si è presa quasi 15 anni della mia vita, una vita trascorsa tra compromessi e menzogne, perpetuate attraverso i media nazionali mirati ai giovani.
Nei Paesi Europei l'omosessualità è considerata così normale che i bambini delle scuole elementari pubbliche vengono forniti di libri dedicati ai ragazzi "gay" come letture obbligatorie.
 
La Polonia, che conosce fin troppo bene la distruzione del suo popolo ad opera di influenze esterne, sta tentando coraggiosamente di impedire all'Unione Europea di indottrinare i suoi figli con propaganda omosessuale. In riposta, l'Unione Europea ha definito "ripugnante" il Primo Ministro della Polonia.
 
Io sono stato ripugnante per parecchio tempo; sto ancora cercando di metabolizzare tutte le mie colpe.
 
In qualità di leader nel movimento per i "diritti dei gay", mi è stata data molte volte l'opportunità di parlare in pubblico. Se potessi cancellare alcune delle cose che ho detto, lo farei. Adesso so che l'omosessualità è lussuria e pornografia insieme. Non mi lascerò mai convincere del contrario, non importa quanto sciolte possano essere le loro lingue o quanto triste la loro storia. Io l'ho vissuta. Io conosco la verità.
 
Se Dio ci ha rivelato la verità c'è un motivo. Essa esiste affinché possiamo essere noi stessi. Esiste affinché possiamo condividere quel perfetto io con il mondo, per rendere perfetto il mondo. Questi non sono progetti fantasiosi o ideali astrusi: è la Verità.
 
Non ci si può purificare dai peccati del mondo in un istante, ma succederà, se non ci opponiamo orgogliosamente a questo processo. Dio alla fine vince sempre, in caso non lo sappiate.
 
(traduzione a cura di Patrizia Battisti)

Fonte: NARTH, 23 ottobre 2012

segunda-feira, 2 de setembro de 2013

Usa, la rieducazione degli psicologi "omofobi" - di Massimo Introvigne

In NBQ

Il 29 agosto 2013 la Corte d’Appello Federale per il Nono Circuito degli Stati Uniti, competente per la California, ha reso pubblica un’attesa sentenza sulla legittimità e la costituzionalità di una legge californiana – la prima del genere negli Stati Uniti, seguita lo scorso 19 agosto da una analoga del New Jersey – che dichiara illegale l’uso delle terapie riparative per pazienti minorenni. Gli psichiatri e psicologi che offrono queste terapie a minori rischiano la perdita della licenza professionale e anche il carcere. Come è noto, le terapie riparative sono quei metodi psico-terapeutici che mirano ad aiutare le persone che percepiscono come un problema il loro orientamento omosessuale e desiderano cambiarlo.

Le terapie riparative sono al centro di una grande polemica internazionale, di cui anche la nostra testata si è occupata, e toccano un nervo scoperto della comunità degli attivisti gay. In Italia la semplice menzione di queste terapie da parte del vice-presidente dei Giuristi Cattolici, l’avvocato Giancarlo Cerrelli, in una trasmissione televisiva, ha scatenato un’aggressione senza precedenti nei confronti del giurista, di cui pure abbiamo avuto occasione di occuparci. Non ripeterò in questa occasione – né ne avrei la competenza – gli argomenti sul carattere non scientifico, ma piuttosto ideologico, dell’aggressione contro le terapie riparative che uno psicologo ha esposto sulla Nuova Bussola Quotidiana lo scorso 27 agosto, in polemica con il presidente dell’Ordine degli Psicologi – e già candidato (trombato) nella lista di Nichi Vendola alle elezioni regionali pugliesi del 2010 –, il dottor Giuseppe Luigi Palma, che era stato tra i più violenti nell’attacco a Cerrelli. M’interessa invece qui commentare l’intervento del legislatore californiano – e di quello del New Jersey – in una controversia scientifica.

La Corte d’Appello del Nono Circuito stabilisce un principio molto pericoloso – tanto più in un Paese come gli Stati Uniti dove, felicemente, le decisioni delle associazioni professionali, spesso su questi temi ideologicamente orientate, sono meno cogenti che in Europa –, e cioè che le leggi e i tribunali hanno il diritto di rendere obbligatoria un’ortodossia scientifica stabilita dai gruppi maggioritari – o che si presentano come maggioritari – in una determinata branca della scienza. Di norma, afferma la sentenza, il diritto alla libertà di espressione negli Stati Uniti è assoluto. Benché nessuno scienziato affermi che la Terra è piatta, esistono curiose associazioni che insistono sul fatto che il nostro pianeta è proprio piatto, non è rotondo, e propagandando le loro idee non si va in prigione.

Ma c’è un ma. La Corte d’Appello spiega che le teorie anti-scientifiche non possono essere liberamente insegnate, e tanto meno se ne possono derivare conseguenze pratiche o terapeutiche, quando interferiscono con i diritti di categorie protette o favoriscono la discriminazione. Tra le categorie protette contro la discriminazione ci sono gli omosessuali, e la pratica delle terapie riparative implica necessariamente – afferma la sentenza – la tesi che l’omosessualità «sia una malattia», «non sia normale» o comunque sia una condizione meno positiva e desiderabile dell’attrazione verso persone dell’altro sesso. Questa opinione, oltre che «condannata dalla scienza», non è protetta dalla libertà di espressione, ma al contrario la sua manifestazione implicita o esplicita è vietata dalle leggi contro l’omofobia.

L’evidente obiezione è che se l’omosessualità sia una condizione «normale» e desiderabile, o se invece – come insegna per esempio il Magistero della Chiesa Cattolica – l’inclinazione omosessuale sia «oggettivamente disordinata» e «costituisca per loro [le persone omosessuali] una prova» (così afferma, al n. 2358, il «Catechismo della Chiesa Cattolica»), non è una questione che possa essere decisa esclusivamente dalla scienza psichiatrica, o da una maggioranza di psichiatri. Presenta profili che interessano la sociologia – la quale s’interessa della questione se esistano effettivamente gruppi di omosessuali che considerano la loro condizione «una prova» e preferirebbero cambiarla – la filosofia e anche la teologia. La questione è enormemente complicata e controversa. Come ha rilevato, intervenendo sul caso Cerrelli con un articolo su «Avvenire» del 29 agosto, lo stesso professor Francesco D’Agostino, presidente dell’Unione dei Giuristi Cattolici Italiani – non proprio un talebano dell’opposizione alle leggi sull’omofobia e le unioni omosessuali, come sanno i nostri lettori – imporre per legge o affidare ai tribunali la decisione su quali opinioni siano lecite e quali no in questo campo costituisce una gravissima violazione della libertà di opinione e di espressione.

La sentenza californiana considera questa obiezione e risponde che la libertà di opinione non c’entra, in quanto la legge non vieta ai medici e terapisti di discutere in astratto le terapie riparative o di «scrivere un libro o tenere un comizio» dove affermano che le terapie riparative sono utili e funzionano, ma vieta loro soltanto di utilizzarle nella loro pratica medica e psichiatrica rivolta a minori. La risposta, anche qui, non è convincente: anzitutto perché, una volta stabilito che ogni affermazione in favore delle terapie riparative nasce necessariamente da un pregiudizio omofobo, l’espressione pubblica di questo pregiudizio – se non sarà colpita dalla nuova legge contro le terapie riparative – cadrà nell’ambito di applicazione delle leggi esistenti contro l’omofobia. In secondo luogo, perché è molto curioso riconoscere a un medico la libertà di affermare in pubblico che una certa terapia è benefica e utile, e nello stesso tempo vietargli di utilizzarla. 

Si dovrebbe tenere conto anche della libertà del paziente di prestare il suo consenso informato a terapie che reputa utili a migliorare la sua condizione.

Curiosamente, la sentenza non insiste molto sul fatto che la legge californiana vieta solo di offrire le terapie riparative ai minorenni, ma non ne vieta l’uso con i maggiorenni. Certo è singolare che – mentre le possibilità di un sedicenne di prendere decisioni sulla sua vita si ampliano continuamente – l’unica scelta vietata è quella di intervenire per modificare il proprio orientamento omosessuale. C’è un clamoroso parallelo con la decisione di cambiare sesso: una pratica – come rivelò un’inchiesta televisiva della CBS nel 2012 – sempre più offerta a minorenni negli ospedali americani, per non parlare dell’accompagnamento psicologico di ragazzine teenager che si dichiarano lesbiche e sono «aiutate» ad adottare la nuova identità che si sono scelte.

Ma la sentenza non insiste su questo punto per una ragione politica. Sa bene che il divieto delle terapie riparative offerte a minorenni è solo il primo passo, e che le organizzazioni gay ora si battono per una legge che mandi in galera chiunque offra terapie riparative a persone omosessuali di qualunque età. Così recita il progetto di legge che ogni settimana in Gran Bretagna raccoglie nuove firme di membri del Parlamento di tutti i partiti, con il sostegno della stampa «politicamente corretta». E si ha l’impressione, leggendo tra le righe, che anche i giudici californiani ritengono che alla fine il problema sia culturale: occorre educare le minoranze non illuminate a capire che l’omosessualità non è un disagio, ma una condizione simpatica, gradevole e alla moda. Quando le leggi diventano strumento per rieducare chi è riluttante a entrare nel meraviglioso mondo del «politically correct» siamo sbarcati in quella che Benedetto XVI nell’enciclica «Caritas in veritate» chiama la peggiore delle ideologie: la tecnocrazia, dove le opinioni presentate come «scientifiche» sono imposte a tutti con la minaccia della galera, in una sinergia perversa fra tecnocrati in camice bianco e tecnocrati in toga, tristi gendarmi gli uni e gli altri della dittatura del relativismo.

sexta-feira, 7 de junho de 2013

Nicholas Cummings, antiguo presidente de la American Psychological Association: «Conozco cientos de homosexuales que han cambiado su orientación»

El doctor Nicholas Cummings, que fue presidente de la American Psichological Association, ha presentado su testimonio como experto en un proceso judicial que tiene lugar en New Jersey respecto a las terapias para cambiar la orientación sexual.

"Cientos" han cambiado
Cummings asegura que él ha atendido personalmente a unos 2.000 homosexuales (por distintas causas), que su equipo a tratado a otros 16.000, y que conoce "cientos" que han cambiado de orientación sexual con éxito.

"Yo defiendo la autodeterminación del paciente. Creo y enseño que los gays y lesbianas tienen derecho a ser reafirmados en su su homosexualidad, y también creo que tienen derecho a buscar ayuda para cambiar su orientación sexual si ese es su deseo", asegura Cummings.

Los homosexuales que acuden a sus servicios y los de su equipo buscan ayuda psicológica en tres campos:

- problemas en sus relaciones
- buscan ayuda para aceptar sus sentimientos o identidad homosexuales
- o piden cambiar su orientación sexual

Cummings señala que son relativamente pocos los que piden cambiar de orientación sexual, y suelen afirmar que su deseo es tener una familia tradicional y que ven con disgusto un estilo de vida gay que han experimentado o percibido como promiscuo, lleno de relaciones frágiles, enfermedades e inseguridad. De los que intentan cambiar, Cummings asegura que "cientos" lo han conseguido y viven una vida heterosexual normal.

No es como la raza: puede cambiar
"Decir que toda atracción por el mismo sexo es inmutable o incambiable, como la raza, es una distorsión de la realidad. Acusar de fraude a los profesionales que aportan tratamientos a personas informadas que buscan el cambio no es correcto. Esta táctica sólo sirve para estigmatizar al profesional y avergonzar al paciente", escribe Cummings. "No se debería permitir que una agenda política impida ejercer su autodeterminación a gays y lesbianas que desean esforzarse en cambiar su orientación sexual", añade.

Judíos que ofrecen sanación
Cummings participa como experto y testigo en el caso del SPLC contra la asociación JONAH (Judíos Ofreciendo Nuevas Alternativas para la Sanación). JONAH es una asociación de terapeutas judíos que ofrecen ayuda a las personas que quieren dejar de experimentar atracción por su mismo sexo.

El SPLC es un organismo privado que les ha denunciado por "fraude al consumidor", por ofrecer un cambio en la orientación sexual, declarando que la orientación queda fijada en el nacimiento y no se puede cambiar con terapia. Los abogados de JONAH, que pertenecen al Fondo de Defensa de la Libertad de Conciencia, argumentan que no está demostrado que la orientación sexual no se pueda cambiar, y que hay muchas evidencias médicas que prueban lo contrario, que el cambio sí es posible.

Ilegalizar el libre debate
Los abogados afirman que en el SPLC "saben que hay estudios que demuestran que el cambio en la orientación sexual es posible, pero quieren que el tribunal declare que afirmar que la orientación sexual puede cambiar es un acto ilegal, un engaño, un fraude. Quieren usar el tribunal para cerrar un debate científico haciendo que una de las posturas del asunto sea literalmente ilegal".

quarta-feira, 29 de maio de 2013

Homosexuals are born that way, gay activists argue vehemently. How is it that so many have changed? - by Robert R. Reilly

In MercatorNet

Science has been enlisted to depathologize homosexuality in so far as it can lend credence to the assertion that homosexuality is an immutable condition. The immutability issue is as irrelevant to the moral nature of homosexual behavior as it is to alcoholic behavior. Alcoholics, by definition, are alcoholics for life. If they wish to remain sober, they may never drink again.

Are homosexuals like this, also? Will they forever suffer from (or celebrate) their inclination? There is mixed evidence regarding this. Of those wanting to change, some have been able to; some have not. However, except in the very real terms of personal hardship, it does not really matter. After all, everyone is disposed in some morally disordered way or another. The immutability of the condition or of the inclination is irrelevant to the moral character of the acts to which they are disposed.

Of course, some homosexual apologists find the genetic excuse exculpatory. Therefore, they need it for the rationalization of their behavior: if I am this way by nature, how can I help what I do? However, the alcoholic could use the same justification for his drunkenness. In neither case does the inclination neuter free will or responsibility for actions.

However, this issue is extremely important here in the US because homosexual activists wish to establish the immutability of their condition in order to constitute themselves as a “class”. Legally, a “class” can be determined only by accident of birth, by such traits as race or sex. This explains the enormous interest in establishing sexual orientation as genetic or biological. Homosexuals want to be designated a “class” so they can game the legal system for the spoils of discrimination. Therefore, this issue has huge legal and financial consequences.

We can see the burgeoning significance of this matter in Attorney General Eric Holder’s 2011 letter to Congress, explaining why the Obama administration would no longer defend the Defense of Marriage Act, which defines marriage as being between one man and one woman, in court. A group can be defined as a “class”, explained Mr. Holder, if individuals “exhibit obvious, immutable, or distinguishing characteristics that define them as a discrete group”. Therefore, everything hinges upon whether homosexuality is an unchangeable characteristic. Mr Holder announces that, “a growing scientific consensus accepts that sexual orientation is a characteristic that is immutable”. So great is this consensus that, according to him, claims to the contrary “we do not believe can be reconciled with more recent social scientific understandings”.

This bestows upon homosexuals the privilege of being a class, just as are blacks, Hispanics, or women. As a class, they can be discriminated against. Has there been such discrimination?

Mr Holder answers that, “there is, regrettably, a significant history of purposeful discrimination against gay and lesbian people, by governmental as well as private entities, based on prejudice and stereotypes that continue to have ramifications today”.  One of those ongoing ramifications is the restriction of marriage to one man and one woman by the Defense of Marriage Act. Thus, he concludes, this law is discriminatory against homosexuals as a class and, therefore, unconstitutional and indefensible.

Judging “immutable characteristics”

But let us try to put these claims in perspective. Let us say that in cannibals, cannibalism is an immutable characteristic. They simply can’t stop eating people. Identifiable as cannibals, they could be discriminated against as a class. But this begs the question as to whether discrimination against them would be justified or not. Surely, one would think, it would be warranted because eating other people is wrong. Therefore, the discrimination against them is based not so much on cannibals as people, but on their activity of eating other people. If there were nothing wrong with eating other people, there would be no moral basis for discrimination against cannibals.

Likewise, even if homosexuality is an immutable characteristic, what distinguishes homosexuals is their sexual activity. Therefore, like cannibals, discrimination against them would be based not so much on who they are, as on what they do. The whole question, then, turns upon whether what they do is right or wrong. Mr. Holder’s letter clearly assumes that this question has been settled and, in his answer, we see the profound ramifications of the Lawrence v. Texas case and its vindication of sodomy. Using Lawrence, Mr. Holder declares, in an opprobrious tone, that, “Indeed, until very recently, states have ‘demean[ed] the existence’ of gays and lesbians ‘by making their private sexual conduct a crime’. Lawrence v. Texas, 539 U.S. 558, 578 (2003)” – meaning, of course, that it was wrong to do so.

Change you can believe in

However, even if one were to grant that sodomy is a morally fine act, the contention that homosexuals are a “class” is indefensible because sexual orientation is not an immutable characteristic – even if some are unable to change it. There is simply too much clinical and other evidence that proves otherwise. A black man has never become a white man, or an Hispanic, a Chinese. A woman has never become a man, or a man, a woman – without massive surgical and hormonal intervention. However, there is ample fluidity, particularly in younger years, in sexual orientation. Straight men have become homosexuals, and homosexuals have become straight. The mutable cannot be immutable.

In 2003, Dr Jeffrey Satinover, a board-certified psychiatrist, testified before the Massachusetts Senate Judicial Committee on this subject. He said that the National Health and Social Life Survey (NHSLS) study of sexuality was completed in 1994 by a research team from the University of Chicago and funded by almost every large government agency and NGO with an interest in the AIDS epidemic.

“They studied every aspect of sexuality, but among their findings is the following, which I'm going to quote for you directly: ‘7.1 [to as much as 9.1] percent of the men [we studied, more than 1,500] had at least one same-gender partner since puberty. ... [But] almost 4 percent of the men [we studied] had sex with another male before turning eighteen but not after. These men. . . constitute 42 percent of the total number of men who report ever having a same gender experience.’ Let me put this in context: Roughly ten out of every 100 men have had sex with another man at some time – the origin of the 10% gay myth. Most of these will have identified themselves as gay before turning eighteen and will have acted on it. But by age 18, a full half of them no longer identify themselves as gay and will never again have a male sexual partner. And this is not a population of people selected because they went into therapy; it's just the general population. Furthermore, by age twenty-five, the percentage of gay identified men drops to 2.8%. This means that without any intervention whatsoever, three out of four boys who think they're gay at age l6 aren't by 25”.

In “Homosexuality and the Truth”,  former homosexuals Sy Rogers & Alan Medinger, both involved in the Exodus Global Alliance, provide the following references for the contention that homosexuality is not immutable:

Dr Reuben Fine, Director for the New York Centre for Psychoanalytic Training, says in his 1987 publication 'Psychoanalytic Theory, Male and Female Homosexuality: Psychological Approaches': ‘I have recently had occasion to review the result of psychotherapy with homosexuals, and been surprised by the findings. It is paradoxical that even though politically active homosexual groups deny the possibility of change, all studies from Schrenck-Notzing on have found positive effects, virtually regardless of the kind of treatment used...a considerable percentage of overt homosexuals became heterosexual... If the patients were motivated, whatever procedure is adopted, a large percentage will give up their homosexuality. In this connection, public information is of the greatest importance. The misinformation spread by certain circles that 'homosexuality is untreatable by psychotherapy' does incalculable harm to thousands of men and women.’ (pp.84-86)”

Here is what Dr Irving Bieber and his colleagues concluded:

“The therapeutic results of our study provide reason for an optimistic outlook. Many homosexuals become exclusively heterosexual in psychoanalytic treatment. Although this change may be more easily accomplished by some than others, in our judgment, a heterosexual shift is a possibility for all homosexuals who are strongly motivated to change.”

Bieber stated 17 years later: “We have followed some patients for as long as ten years who have remained exclusively heterosexual.”

Dr. Robert Kronemeyer, in his 1980 book, Overcoming Homosexuality says: "For those homosexuals who are unhappy with their life and find effective therapy, it is 'curable'." "The homosexual's real enemy is... his ignorance of the possibility that he can be helped." says Dr. Edmund Bergler, in his book, Homosexuality: Disease or Way of Life?
In his 2003 testimony to the Massachusetts Senate, Dr. Satinover said,

“A review of the research over many years demonstrates a consistent 30-52% success rate in the treatment of unwanted homosexual attraction. Masters and Johnson reported a 65% success rate after a five-year follow-up. Other professionals report success rates ranging from 30% to 70%”.

Stanton L Jones, Provost and Professor of Psychology, Wheaton College, conducted a more recent study of people seeking change in sexual orientation “through their involvement in the cluster of ministries organized under Exodus International”. The span of the study was 6 to 7 years. His reported results are as follows: “Of these 61 subjects, 53% were categorized as successful outcomes by the standards of Exodus Ministries. Specifically, 23% of the subjects reported success in the form of ‘conversion’ to heterosexual orientation and functioning, while an additional 30% reported stable behavioral chastity with substantive disidentification with homosexual orientation. On the other hand, 20% of the subjects reported giving up on the change process and fully embracing gay identity”. Dr. Jones said, “I conclude from these data and years of study that homosexual orientation is sometimes mutable”.

The futility of immutability

If it is even sometimes mutable, then it cannot be immutable. The evidence for this is often disregarded or treated with tremendous hostility by homosexual activists because it imperils their “class” designation and all the goes with it. Therefore, tremendous pressure has been exerted within and on the American Psychological Association and other professional societies to declare that such change is impossible and, in fact, undesirable. Homosexuals who have made the change are viciously attacked and attempts are being made, and have so far succeeded in places like California, to pass legislation prohibiting reparative therapy.

In 2012, California Governor Jerry Brown signed into law Senate Bill 1172, which “prohibit[s] a mental health provider, as defined, from engaging in sexual orientation change efforts, as defined, with a patient under 18 years of age. The bill would provide that any sexual orientation change efforts attempted on a patient under 18 years of age by a mental health provider shall be considered unprofessional conduct and shall subject the provider to discipline by the provider’s licensing entity”. Therefore, but for the stay of a court order, it would now be illegal in California for therapists to aid teenagers struggling with same-sex attractions from performing any type of reorientation therapy on lesbian, gay, bisexual or transgender minors.

The Bill announces the premise upon which it is based: “An individual’s sexual orientation, whether homosexual, bisexual, or heterosexual, is not a disease, disorder, illness, deficiency, or shortcoming”. The Bill also quotes an article in the journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry in 2012, which states “Indeed, there is no medically valid basis for attempting to prevent homosexuality, which is not an illness”.

While the bill speaks volubly about the dangers of conversion therapy, for which there is only anecdotal evidence, it never once mentions the far greater dangers of the homosexual life, for which there is ample scientific evidence. Perhaps the reason is that its principal sponsor was a homosexual legislator, which also helps explain why the bill does not prohibit therapists from helping straight youths to become homosexual – only the other way around. The totalitarian impulse underlying the rationalization of homosexual behavior is here revealed by the attempt to forbid those seeking help from obtaining it.

Even some pro-homosexual rights scientists are appalled by the outright denial of reality. Dr Nicholas Cummings said:

“I have been a lifelong champion of civil rights, including lesbian and gay rights. I [was] appointed as president (1979) [of] the APA's first Task Force on Lesbian and Gay Issues, which eventually became an APA division. In that era the issue was a person's right to choose a gay life style, whereas now an individual's choice not to be gay is called into question because the leadership of the APA seems to have concluded that all homosexuality is hard-wired and same-sex attraction is unchangeable. My experience has demonstrated that there are as many different kinds of homosexuals as there are heterosexuals. Relegating all same sex-attraction as an unchangeable – an oppressed group akin to African-Americans and other minorities – distorts reality. And past attempts to make sexual reorientation therapy ‘unethical’ violates patient choice and makes the APA the de facto determiner of therapeutic goals… The APA has permitted political correctness to triumph over science, clinical knowledge and professional integrity. The public can no longer trust organized psychology to speak from evidence rather than from what it regards to be politically correct”.

The effect of this political correctness on those seeking help was poignantly related by former homosexual Rich Wyler. His therapist’s name was Matt.

“The first order of business on my first visit with Matt was for me to sign a release form required by the American Psychological Association. Reparative therapy was unproven, the form said; the APA’s official stance was that it didn’t believe it was possible to change sexual orientation; attempting to do so might even cause psychological harm. Yeah, right, I thought, as if the double life I was living was not causing psychological harm enough”.

In fact, the Journal of Human Sexuality (Volume 1, 2009) has reported that, “Those who have received help from reorientation therapists have collectively stood up to be counted—as once did their openly gay counterparts in the 1970s. On May 22, 1994, in Philadelphia, the American Psychiatric Association was protested against for the first time in history—not by pro-gay activists, but by a group of people reporting that they had substantially changed their sexual orientation and that change is possible for others (Davis, 1994). The same thing happened at the 2000 Psychiatric Association convention in Chicago (Gorner, 2000), and again at the 2006 APA convention in New Orleans (Foust, 2006)”.

As mentioned before, some homosexuals who wish to change their orientation have been unable to do so, but many others have. By itself this is substantial and incontrovertible evidence against the theory that homosexuality is an immutable characteristic. (If it were immutable, where has this “class” been throughout thousands of years of recorded history? As Justice Anthony Kennedy said in Lawrence v. Texas, “the concept of the homosexual as a distinct category of person did not emerge until the late 19th century”.) As such, the case for constituting homosexuals as a “class” falls apart and, with it, all the legal and financial benefits from having been discriminated against.

Nonetheless, society as a whole is now being invited, or rather coerced, into the double life of the big lie – to pretend what is, is not: and what is not, is. There is something worse than disease; there is the denial of its existence. This is all part of what Fr James Schall calls the “systematic effort not to name things what they really are so that we are never faced with what we are actually doing”. However, a double life leads to a double death. One is physical, the other spiritual. The worst thing, Socrates warned, is the lie in the soul about “what is”.

quinta-feira, 18 de abril de 2013

Médico: Tuvo sentimientos homosexuales muchos años... ahora ayuda a otros al cambio heterosexual

In RL 

Miguel Ángel Sánchez Cordón, tiene 55 años de edad, es de Granada (España) y médico desde hace 33 años, ejerciendo en tres Continentes (Europa, África y América Latina).

En su primera entrevista (Un médico explica cómo dejó sus sentimientos homosexuales y descubrió su heterosexualidad) que concedió a un medio de comunicación, en concreto a Religión en Libertad, para explicar su atracción al mismo sexo decía que "nunca me he identificado con la palabra `gay´ pues sé inglés - era el idioma más habitual en mi trabajo - y yo no era para nada `feliz´. Tampoco me podía poner la etiqueta de homosexual, pues aunque tenía esa orientación, yo NO me podía definir como un homosexual. Yo era un hombre, un médico, un cristiano, un hijo de Dios, pero NO era homosexual, por más que me pudieran atraer las personas de mi mismo sexo".

"Por años y más años, para evitar sufrir, reprimía cada vez más profundamente mi Atracción Mismo Sexo, ello me hacía mucho daño ¡Cómo no!".  

- Después de publicar su testimonio en Religión en Libertad (Un médico explica cómo dejó sus sentimientos homosexuales y descubrió su heterosexualidad), causó un gran revuelo y disparó el índice de lectura. ¿A qué cree usted que se pueda deber esto?
- Pues la verdad es que el primer sorprendido soy yo. Yo sólo he dado publicidad directa a este testimonio a las personas más allegadas.

Sí, es verdad que la AMS (Atracción Mismo Sexo) no deseada crea un gran sufrimiento en las personas que lo padecen y el descubrir a alguien que lo ha superado, origina cuanto menos una gran curiosidad entre los que no la padecen y, por supuesto, una gran esperanza entre los que la sufren.

Ello puede ser quizás un motivo y ya no hablo de las personas qué les constan han visitado ReL a raíz de ese artículo sino sobre todo me refiero no sólo al número de personas de las que tienen constancia, sino también de los que están interesadas en conocer más sobre esta terapia o aquellas que ya directamente nos están pidiendo ayuda…

- Dice que les han pedido ayuda ¿A quiénes se refiere usted?
- Me refiero a mí mismo, claro está y Alberto Pérez, por el cual yo encontré la terapia reparativa y que gracias a ésta y sobre todo a su buen hacer y dedicación yo pude redescubrir mi heterosexualidad de un modo total y completo.

Y es justo por ello que yo como médico puedo ahora también brindar mi ayuda a quienes andan descontentos o directamente desesperados por encontrar una solución al problema que más les agobia en sus vidas, es decir a su AMS no deseada.

- Usted habla de personas que tienen AMS y sufren por ello. Sin embargo lo que se ve a pie de calle, respecto a este tema, es más bien aparente alegría y felicidad...
- ¡Por supuesto! Sólo las personas que no quieren tener, ni sentir, ni experimentar esta atracción hacia personas de su mismo sexo, sufren. Las que lo aceptan, asimilan como parte de su vida, no tienen este conflicto.

Yo me refiero al sufrimiento de los que tienen una homosexualidad egodistónica, o sea que no la quieren y rechazan.

Yo respeto a uno y a otro tipos de personas. Cada uno es muy libre de reaccionar como crea le es más conveniente. Pero por mi experiencia personal y profesional, puedo afirmar y estoy completamente convencido de ello, de que si alguien que tiene AMS, busca dentro de sí la verdad más íntima, o sea aquella que no está sujeta a ninguna moda ni es consecuencia de presión social o política alguna, van a encontrar esa verdad que es inmutable, que es Dios.

- Dr. Sánchez, ¿no sería entonces mejor intentar de que esas personas que sufren por su AMS la aceptasen o la integrasen en su personalidad?
- Está claro que sí sería lo más práctico, de hecho la mayor parte de mis compañeros y colegas siguen esta línea. Fíjese que incluso en EE UU algunos terapeutas, ofrecen las dos posibilidades, o sea la terapia de reafirmación homosexual o la terapia reparativa.

Personalmente desde luego yo no lo quería para mí, y por ende no lo querría para nadie. Pues ya sólo desde el punto de vista meramente biológico y médico la homosexualidad no es un comportamiento normal, entiendo como tal la baja frecuencia a nivel mundial (globalmente inferior al 3%).

Ese intento de "convencerme" por parte de psiquiatras, psicólogos e incluso sacerdotes, de que "yo era así" y que por tanto debía de "aceptarme" me hería profundamente, me hacía sentir realmente triste y sin esperanza, porque no iba en sintonía con mi propia realidad más profunda.

Yo, como usted sabe, soy un profundo creyente y estoy convencido de que Dios nos ha creado a su imagen, según está escrito en el Génesis: "Dios creó al hombre a su imagen, a imagen de Dios lo creó, hombre y mujer los creó" (Gn 1,27) y por ello, y es para mí la Palabra de Dios; Dios sólo nos ha creado hombre o mujer, todo el resto no viene de Dios.

Y esto que afirmo, lo digo con todo el respeto del mundo, pues no quiero ofender a nadie con mis afirmaciones ¡Nada más lejos de mí! Para mí la homosexualidad no era mi verdad, no se correspondía ni con mi modo de entender la vida ni con mi modo de ver las relaciones con los demás.

Y lo mismo puedo afirmar con claridad por las personas que voy conociendo y a las que voy tratando en su proceso personal de "re-orientación" que coinciden conmigo en este punto fundamental.

- No me queda clara esa afirmación sobre "todo el resto no viene de Dios". ¿Me podría explicar que ha querido decir usted?
- Bueno eso es algo que vengo pensando hace ya tiempo y que está basado en la antropología del cuerpo que la Iglesia Católica, de la que soy miembro activo, afirma. Así como se refleja en toda la tradición cristiana enraizada en la Palabra de Dios.

Yo no soy teólogo y lo que digo lo expreso con mis pobres y propias palabras.

Yo estoy plenamente convencido de que Dios me ha creado hombre como a mi esposa la ha creado mujer. Cada ser humano es único, absolutamente único. Esta unicidad es la gran, la enorme grandeza de cada ser humano.

A usted o a mí nos ha creado Dios, lo mismo que a cada uno de los que puede que lean esta entrevista. Por eso somos sus hijos en el pleno y más exacto sentido de la palabra.

Sus padres o los míos han sido los instrumentos utilizados por Dios Padre para crearnos. Me explico mejor. Yo soy médico y esta imagen que le voy a intentar explicar creo que es muy clara.

Mire: en una eyaculación hay cientos de millones de espermatozoides y sólo uno llegará a fecundar a uno de los miles de óvulos con los que nace una mujer, justo ése que ese mes ha madurado…

Dejar este proceso a la casualidad, al mero azar es para mí una enorme estupidez. Yo veo en ese espermatozoide que fecunda ese óvulo, el dedo de Dios que me ha querido a mí y no a cualquiera de las otros miles de millones de posibilidades de fecundación.

¡Bien! Entonces continúo con la idea que quiero aclarar.
Como sólo Dios nos crea hombres o mujeres y como no hay en absoluto ninguna prueba biológica ni científica, ni genética, ni hormonal ni cerebral de que haya nadie que nazca homosexual o bisexual o pansexual o transexual… Yo afirmo que todas esas categorías son "justificaciones humanas", para definir situaciones que desde luego Dios Padre no las ha creado.

Y repito hasta la saciedad que todas esas personas que se puedan sentir identificadas con esas definiciones de homo, bi, pan o trans… me merecen el mayor de mis respetos.

Sólo quiero dejar bien claro que para mí, sólo existe una sexualidad humana que emana del acto creador de Dios Padre y es la de que somos u hombres o mujeres y por ende la sexualidad querida y creada por Dios está en esta única dualidad: un hombre para su mujer y viceversa.

- Hace ya varios meses realicé una entrevista a Alberto Pérez y le pregunté algo similar, pero igualmente lo repito ¿Es usted consciente de que se arriesga y mucho al testimoniar públicamente lo que hasta ahora ha dicho?
- Esto mismo ya me lo dicen mis familiares y mis amigos y yo le digo a usted lo mismo que les digo a ellos: ¡Y el bien que puede recabar a alguna de las personas que contactan conmigo pidiéndome una ayuda! No puedo dejar de hablar, de decir lo que en mi vida ha ocurrido.

Es por ello por lo que me expuse en el testimonio que ya hice y que de algún modo lo continúo con esta entrevista. Es a ellos a los que doy mi e-mail y hasta mi teléfono personal - cuando ya nos hemos conocido y contactado - y hasta ahora, lo puedo decir con gran alegría, que nadie ni se ha burlado, ni me han ofendido, ni se han sentido atacados o criticados ¡Todo lo contrario!

Yo sólo comunico lo que he vivido, lo que pienso al respecto, y es el cambio radical que mi vida ha dado: Antes vivía en una mentira, lo que no significa en absoluto que los homosexuales lo sean ¡Lo era para mí! Yo no quiero ir contra de nadie, sólo a favor de la Verdad.

Yo no quiero juzgar el proceder de nadie ¿Quién soy yo para hacerlo? Yo he encontrado una libertad, totalmente desconocida para mí y la comunico a quien como yo vivía esclavo, vivía adicto al placer sexual hedonista y estéril encerrado en sí mismo.

Ya hay personas que lo están agradeciendo, pues han encontrado una esperanza que antes de conocernos habían descartado.

Si hay algún riesgo en decir lo que dije, y en lo que ahora estoy diciendo, lo asumo con gusto, aunque solo fuera por una persona ¡Ya me merece la pena!

Recientemente alguien me ha dicho textualmente: "Quiero alabar al Señor por todo lo que Él ha hecho por mí en este periodo... quiero dar las gracias a Miguel Ángel y Alberto por su oración, por el trabajo real y sin descanso hacía mí… y finalmente quiero felicitarme a mí mismo de cómo estoy viviendo este nueva, novísima etapa de mi vida: ¡Estoy muy orgulloso de mí mismo!".

Y esta persona no ha sido la única… Y cómo dice nuestro Buen amigo Jesús: “El que tiene oídos para oír que oiga” (Mateo 13:9)

- ¿Pero cómo puede ocurrir que se dé una transición de una atracción homosexual hacia otra heterosexual?
- Imagínese una cebolla, con todas esas capas que la caracterizan. Pues bien, en el interior más profundo de cada persona está la imagen de Dios. Si eres un hombre, tu sexualidad más íntima se dirige, se expresa hacia una mujer y viceversa.

Como ya dije anteriormente no hay ninguna base biológica científicamente demostrada como para afirmar que alguien nazca homosexual. Han sido diversas circunstancias personales, familiares y/o ambientales las que la han llevado a esa situación de la AMS.

Conforme se va comprendiendo esas circunstancias que han herido el normal desarrollo psicológico del niño, se van intentando sanar y entonces, volviendo al ejemplo de la cebolla, se van quitando capa a capa todas esas "no verdades" que se han inculcado en la personalidad, en el carácter, en el modo de reaccionar, en el modo de expresar la sexualidad… Hasta que la heterosexualidad que es, para mí, el único modo de expresar la sexualidad humana, viene fuera; pero no porque no estuviese, sino porque estaba escondida tras un montón de mentiras. No sé si logro dar la idea.

Tú y yo, cada cual, es heterosexual, aunque ello pudiera ahora estar "velado"; seria como un cielo nublado donde no se ve el sol, pero éste está ahí y cuando las nubes se disipen va a volver brillar en tu vida. Para mí así fue y repito, tenía muchos años de adicción.

Todos los que hasta ahora han contactado con nosotros, y son muchos, muchos más de los que de un modo efectivo llegamos a poder contactar, acompañar, aconsejar, animar y tratar. Pues bien, todos ellos, están sumidos en una gran tristeza, confusión, desesperación - algunos han llegado a considerar la muerte como la única salida para su vida -.

Las gracias se las doy a ustedes que igualmente que nosotros se exponen y se arriesgan a divulgar algo que podría ser considerado "políticamente no correcto" y ello para poder dar algo de esperanza a una vida llena de callejones sin salida.

Todas estas personas que nos contactan de España y de fuera están buscando respuesta que les satisfagan, que les aclaren todos los interrogantes que tienen y como denominador común se basan en esta pregunta: "Yo que soy un hombre, ¿porqué me siento atraído por otro hombre, cuando eso yo no lo quiero?".

Al ser personas con fe sienten esa dicotomía entre su naturaleza como hombre y su comportamiento no coherente a su género. Ello les hace sufrir terriblemente, lo sé por propia experiencia.

- Su portal "Verdad y Libertad" ¿está siendo una plataforma de ayuda a todas esas personas con sentimientos homosexuales que quieren un cambio para su vida?
- Hasta ahora es sólo un sueño de proyecto, pues apenas está esbozado, pero estamos contentos. Desde que abrimos nuestro portal Verdad y Libertad hace algo más de tres meses, sin haberle dado publicidad alguna, hemos recibido más de 800 visitas de tres continentes y con una duración media de visitas de 5 minutos. ¡Ello nos ha sorprendido mucho!… Esta página como decimos en la introducción sobre lo que queremos ofrecer: "No es una página de carácter científico o médico. Las preguntas y respuestas que aparecen en la pestaña “inicio”, son una información simple acerca del porque de esta web, para entender qué, cuál y cómo es el trabajo que estamos realizando con cada persona que lo solicita".

- ¿Qué puede aportar su portal Verdad y Libertad?
- Nos parece que en este mundo en el que vivimos, tan falsamente democrático, cada cual se cree con la autoridad de decir sus verdades, olvidando que sólo Dios es la Verdad Absoluta y no se le tiene en cuenta, nosotros queremos aportar nuestro grano de arena en que su Verdad sea conocida, desde nuestra propia experiencia y la de las personas a las que acompañamos en el descubrimiento de su verdad particular.

Otro punto que nos motiva enormemente es el de la tan cacareada libertad. Libertad ésa que nada tiene que ver con la verdadera y auténtica.

La libertad para la mayor parte de las gentes, se la suele entender como el hacer lo que me plazca, cuando eso es un modo enmascarado de esclavitud sea del tipo que sea: sexual, poder, goce, anarquía, etc…

La libertad como la entendemos nosotros es la de ser conscientes de que Dios es mi Padre y me quiere, se ocupa de mí y yo quiero vivir coherentemente con ello y con Él.

Libertad para nosotros es optar por lo que quiero, tengo o debo hacer; nada que ver con lo que me gusta, me apetece o me place hacer…

Éste proyecto es la única parte de nuestra página web que aún no hemos publicado, pues lo estamos elaborando. En breve lo queremos tener publicado.

- Tanto Alberto como tú, Miguel Ángel, ¿estáis dispuestos a dar vuestro testimonio en foros públicos o medios de comunicación?
- Sí, estamos abiertos a un debate serio, fuera de motivaciones ideológicas, políticas o sectarias para que sinceramente podamos ir aprendiendo de las experiencias de unos y otros. Tanto Alberto, como yo, lo que brindamos es fruto de nuestra vivencia, lo que ofrecemos es nuestra experiencia, repito y termino, no queremos ni ofender ni convencer a nadie.

Para contactar personalmente con Miguel Ángel Sánchez Cordón: miguelangel@verdadylibertad.es





domingo, 10 de fevereiro de 2013

What causes homosexuality, Peter Tatchell? It depends on which view is most politically convenient - by Peter Saunders


Last week in Parliament I attended a meeting where four leading figures engaged in a lively debate on therapy for those with unwanted feelings of same-sex attraction. 

The debate focussed on the legitimacy of, and freedom to offer, ‘change therapy’ (more accurately SOCEs - sexual orientation change efforts), which is aimed at altering the strength and direction of sexual feelings. 

 

Dr Michael Davidson of CORE Issues (who is about to undergo a disciplinary procedure for using it) and Canadian psychiatrist Dr Joseph Berger (who uses it regularly) were supporting change therapy. 
 

Psychiatrist Professor Michael King (who is its most vehement critic) and gay rights campaigner Peter Tatchell were against it.
 

Although members of the mainstream press were present the debate has so far been reported only by Christian ConcernPink News and Gay Star News

Tatchell and King essentially argued that homosexual orientation was biologically caused and fixed, that change was impossible and that change therapies were damaging and unethical. 


I will come back to King in another blog but I was particularly intrigued by the hard line position taken by Tatchell. 


Tatchell (pictured) summed up his position on the causes of homosexuality by dismissing cultural and environmental factors: ‘The overwhelming mass of scientific and medical evidence shows that homosexual orientation is the product of inheritance and hormonal influences in the womb.’


King, the scientist, wasn’t anywhere as dogmatic about this and suggested that no one really knew the cause. Tatchell, however, firmly stood his ground.


To those who are acquainted with Tatchell’s writings this announcement marked a huge departure from his previous stance. Rather than accept the view that people are born gay, he has actually been one of its chief opponents. 


On his own website in an article titled ‘Born or Made Gay?’ he argues as follows:

‘Something as complex and pivotal as human emotional and sexual life is bound to evolve from a multiplicity of factors, rather than from any single, simple origin… biological determinist models of gayness suggest that same-sex attraction is largely or entirely determined by our genes and hormonal influences in the womb. It is an innate desire, fixed at birth….

This was the central thesis of the recent book, Born Gay, by Glenn Wilson, a Reader at the Institute of Psychiatry in London , and Qazi Rahman, a lecturer in psychobiology at the University of East London . Their book is easily the best summary of evidence from dozens of biological studies into the causes and correlates of homosexuality.

They conclude that sexual orientation is overwhelmingly innate. Social or family influences have little or no impact. Blaming parents and childhood upbringing for a child's gayness is mistaken and unfair. The idea that people become gay by seduction or choice is, they say, not supported by scientific research and empirical evidence…


The authors are right to say that biological factors play a role. Studies of identical twin brothers show that in 52% of cases where one twin is gay the other twin is also gay (Note - later studies suggest this figure is closer to 20%). This is a much higher concordance than the 2% to 10% distribution of gay people in the general population, as recorded by various sex surveys. It suggests a significant genetic component in the causality of homosexuality - and, presumably, in the origins of heterosexuality as well.


Wilson and Rahman argue the other determinant of sexual orientation is hormonal exposure during pregnancy. They document studies showing differences between gay and straight people with respect to a number of physiological traits that are associated with hormonal influences...


This is convincing stuff, but not entirely so. If genes determine our sexual orientation we would expect that in cases of identical twins where one was gay the other would be gay too – in every case. But, in fact, in only just over half the cases are both twins gay. The same lack of complete concordance is found in hormone-associated physical attributes. 


These exceptions lead me to conclude that while genes and hormones may, like male birth order, predispose a person to a particular sexual orientation, they do not determine it. They are significant influences, not the sole cause. Other factors are also at work. Social expectations, cultural values and peer pressure, for instance, help push many of us towards heterosexuality...


Wilson's and Rahman's biological determinist thesis has another major flaw. If we are all born either gay or straight, how do they explain people who switch in mid-life from fulfilled heterosexuality to fulfilled homosexuality (and vice versa)?


The authors have no credible explanation for bisexuality; claiming it barely exists… Much as I would love to go along with the fashionable ‘born gay' consensus (it would be very politically convenient), I can't. The evidence does not support the idea that sexuality is a fixed biological given.’

In another article on his website he takes an even stronger position:
‘Sexual orientation is largely or entirely determined by our genes and hormonal influences in the womb. It is an innate given, fixed at birth. Forget Freudian theory and all the other psycho babble. Biology is destiny.
This is the central thesis of Born Gay. I disagree…. If sexuality was predetermined at birth by genes and hormones, it would be impossible for young Sambian males to switch to homosexuality and then back to heterosexuality with such apparent ease. This suggests there is an element of flexibility in sexual orientation, and that cultural traditions and social mores are also influential factors. 

Born gay? No. Human sexuality is too varied and complex to be reduced to a simple equation of genes plus hormones.’ 
When asked at the debate whether his views had changed Tatchell said that they had. When asked why, he said it was a result of reading ‘Born gay?’ 

But ‘Born gay?’ was written in 2008 and yet just last year in January 2012 Tatchell wrote an article for the Huffington Post titled ‘Future Sex: Beyond Gay and straight’ in which he takes exactly the same position as that expressed on his website: 
‘We already know, thanks to a host of sex surveys, that bisexuality is an fact of life and that even in narrow-minded, homophobic cultures, many people have a sexuality that is, to varying degrees, capable of both heterosexual and homosexual attraction.
It is also apparent that same-sex relations flourish, albeit often temporarily, in single-sex institutions like schools, prisons and the armed forces - which suggests that sexuality might be more flexible than many people assume.

(Kinsey) found that human sexuality is, in fact, a continuum of desires and behaviours, ranging from exclusive heterosexuality to exclusive homosexuality. A substantial proportion of the population shares an amalgam of same-sex and opposite-sex feelings - even if they do not act on them…

…The evidence from these two research disciplines - sociology and anthropology - is that the incidence and form of heterosexuality and homosexuality is not fixed and universal, and that the two sexual orientations are not mutually exclusive. There is a good deal of fluidity and overlap.

What's more, although scientific evidence shows that human sexuality is significantly affected by biological predispositions - such as genes and hormones - other influences appear to be cultural, including social expectations, peer pressure and the availability and opportunity for sexual release. These influences channel erotic impulses in certain directions and not others. An individual's sexual orientation is thus influenced culturally, as well as biologically.

… This picture of human sexuality is much more complex, diverse and blurred than the traditional simplistic binary image of hetero and homo, so loved by straight moralists and - equally significantly - by many lesbians and gay men.

If sexual orientation has a culturally-influenced element of indeterminacy and flexibility, then the present forms of homosexuality and heterosexuality are conditional. They are unlikely to remain the same in perpetuity. As culture changes, so will expressions of sexuality.

… Gay and lesbian identities are largely the product of homophobic prejudice and repression. They are a self-defence mechanism against homophobia. Faced with persecution for having same-sex relations, the right to have those relationships has to be defended - hence gay identity and the gay rights movement.’
So what exactly is Tatchell's position? 

Does he really expect us to believe that in the last twelve months he has suddenly adopted the central thesis of a book he has consistently rejected for over four years? 

 

If so why has he not said so up until this week?
 

Or is there another explanation altogether? Does Tatchell actually choose which view to hold depending on who he is talking to? 
 

Tatchell is at very heart a campaigner and has already hinted above that the ‘fashionable “born gay” consensus’ would be ‘very politically convenient’ for him. 
 

So maybe when he is arguing, as in Huffington Post, that in the future there will be no such thing as gay and straight but just fluidity, it is actually politically convenient to say that the main cause of sexual orientation is cultural and environmental. 
 

But when he is making a case for disciplining people who are practising therapy aimed at changing the strength and direction of sexual attraction, it is more politically convenient for him to argue that sexual orientation is biologically fixed at birth as a result of genes and hormones. 
 

And if he is trying to establish that gay people are a persecuted minority (very useful if you are pushing for a change in the law) then it is expedient to argue that gay and lesbian identities are largely the product of homophobic prejudice and repression. 
 

I wonder which argument Peter Tatchell will use next? 
 

I guess it will depend on who is listening and what his political agenda at the time happens to be.